Alla “Pietrasanta” di Napoli la mostra da non perdere sui pittori impressionisti
Si arricchisce l’offerta culturale in città per il 2025: dopo Andy Warhol e Banksy, arriva a Napoli l’exhibit sull’Impressionismo con le opere di Monet, Manet, Cézanne, Degas, Renoir, Pissarro, Corot, Boldini e altri protagonisti della Belle Époque
Impressionisti e la Parigi fin de siècle è l’imperdibile mostra in corso a Napoli nella Basilica di Santa Maria Maggiore alla Pietrasanta, in Via dei Tribunali, cuore pulsante della città. L’esposizione, visitabile fino al 27 aprile, è curata dal noto critico d’arte Vittorio Sgarbi in collaborazione con lo storico dell’arte ed exhibition manager Stefano Oliviero. Lo speciale appuntamento con la grande arte internazionale è stato realizzato dalla società di promozione culturale Navigare in collaborazione con la Fondazione Pietrasanta e il Lapis Museum, ed è patrocinato dalla Regione Campania e dal Comune di Napoli.
Portrait d’un homme, Édouard Manet (in mostra)
Sono 70 le opere d’arte esposte tra dipinti, sculture, disegni, incisioni, acqueforti, a cui si aggiungono libri, fotografie e documenti originali dell’epoca. Di questa importante collezione, suddivisa in tre sezioni che ripercorrono la nascita e lo sviluppo dell’Impressionismo nella Parigi di fine Ottocento, fanno parte alcuni dei capolavori realizzati dagli artisti più importanti di quel periodo. Tra gli autori in mostra spiccano i nomi di Corot, Cézanne, Degas, Manet, Monet, Renoir, Pissarro, Boldini. L’exhibit vuole celebrare il rivoluzionario movimento artistico a 150 anni dalla nascita, rafforzando il legame tra Parigi e Napoli, capitali di arte e cultura.
Femme à la robe verte, Henri Gervex (in mostra)
IL PERCORSO ESPOSITIVO
L’esposizione permette ai visitatori di compiere un viaggio indimenticabile alla scoperta della Parigi della Bella Époque, un’epoca di grande fermento culturale che vide non solo l’affermarsi di nuove avanguardie artistiche e culturali, ma anche l’avvento della fotografia, la nascita del cinema, l’invenzione del telefono, le prime corse in metrò, i primi voli in aereo e tante altre conquiste che aprirono la strada ai cambiamenti epocali che avrebbero successivamente segnato la storia del Novecento.
Port La Havre, Eugène Boudin (in mostra)
La prima sezione della mostra, dal titolo “La rivoluzione realista e l’École de Barbizon. La strada verso l’Impressionismo“, è incentrata sulle opere che precedono l’Impressionismo con i dipinti di Courbet, Corot, Théodore Rousseau, Millet, Lecomte e Daubigny. Questi artisti, la cui pittura spaziava dal Realismo al Paesaggismo con influenze tardo romantiche, furono tra i primi a indagare sul rapporto tra uomo e natura, ponendo le basi per la successiva ricerca impressionista. Il percorso espositivo segue dunque lo sviluppo del movimento artistico tracciandone i momenti cruciali.
Vague, Gustave Courbet (in mostra)
Si apre così la seconda sezione dal titolo “La conquista degli Impressionisti“, composta da un nucleo di 45 opere che permettono ai visitatori di entrare nel vivo delle nuove tendenze espressive che si manifestarono sotto la guida di artisti come Cézanne, Manet, Boudin, Degas, Renoir, Monet e Mary Cassatt. L’esposizione è impostata secondo i criteri della prima exhibit sull’Impressionismo realizzata nel 1874. In questa sezione è possibile ammirare piccoli e grandi capolavori provenienti da collezioni private – inclusa quella di Vittorio Sgarbi – inaccessibili al pubblico.
Baigneuse endormie, Pierre-Auguste Renoir (in mostra)
Nella terza sezione della mostra, intitolata “Dopo la conquista: l’arte non è solo riproduzione“, prendono spazio le opere del periodo post-impressionista. Tra queste spicca il dipinto Ladies in café, del pittore svizzero Richard Ranft, scelto come immagine promozionale dell’evento. Il percorso analizza così l’importante eredità lasciata dai pittori impressionisti e le influenze esercitate sulle nuove generazioni di artisti attivi tra fine Ottocento e inizio Novecento, come i Fauves – le “belve” – così chiamati per la loro dirompenza, focalizzandosi sulle opere di André Derain, Pierre Bonnard e Raoul Dufy.
Ladies in café, Richard Ranft (in mostra)
È in questo nuovo clima che si fa notare il pittore italiano Giovanni Boldini, la cui opera esposta Donna in abito da sera rappresenta un esempio di sintesi perfetta tra l’arte italiana, maggiormente legata a criteri tradizionali, e l’arte francese, più innovativa e d’avanguardia. Completa l’esposizione un’area multimediale attrezzata con visori 3D grazie ai quali i visitatori potranno rivivere l’emozione di immergersi nelle memorabili atmosfere dei boulevard, dei théâtre e dei café-chantant parigini, lasciandosi avvolgere dalla vivacità di questa incredibile epoca.
Donna in abito da sera, Giovanni Boldini (in mostra)
Il MOVIMENTO IMPRESSIONISTA
Il termine “Impressionismo” fu coniato per la prima volta dal giornalista e critico d’arte Louis Leroy il quale usò parole di scherno e di derisione per descrivere il dipinto Impression. Soleil levant di Monet (oggi considerato uno dei capolavori dell’arte impressionista). Stanchi di ricevere solamente “porte in faccia” dai Salon parigini per il loro stile non convenzionale, i pittori impressionisti, in aperta polemica con le istituzioni culturali dell’epoca, decisero di boicottare le mostre ufficiali e di organizzare una contro-esposizione autonoma e indipendente, che rappresentasse il loro manifesto artistico.
Les pecheurs de Poissy, Claude Monet (in mostra)
A capo della protesta degli artisti ci fu proprio Monet, il quale ricevette il sostegno di Renoir, Sisley, Degas, Pissarro, Lepic e delle pittrici Berthe Morisot e Marie Bracquemond, mentre Manet preferì restarne fuori. Fu così che nell’aprile del 1874, presso l’atelier del fotografo e appassionato d’arte Nadar, si riunirono i principali protagonisti di questa incredibile stagione artistica, realizzando la loro prima mostra collettiva. I giudizi negativi non fermarono la loro ispirazione: al contrario gli Impressionisti decisero di sfruttare le critiche a loro vantaggio, attirando le attenzioni della stampa e facendo parlare di sé. Da allora il termine Impressionismo perse la sua connotazione negativa e venne riconosciuto ufficialmente per definire il nuovo movimento artistico.
Vase de fleur, ÉdouardManet (in mostra)
La pittura impressionista si presentava in maniera diretta e immediata, per esprimere non più la realtà in quanto tale, la cui fedele riproduzione era diventata ormai prerogativa della fotografia, bensì la rappresentazione e la percezione del mondo secondo l’interpretazione libera e personale dell’autore. Attraverso il metodo en plein air l’arte usciva dallo studio dell’artista per ridefinirsi all’aria aperta e costruire un nuovo linguaggio capace di reinterpretare la natura per mezzo dei colori e delle sfumature, facendo a meno di contorni e disegni preparatori. Il paesaggio assunse perciò un ruolo centrale nella raffigurazione pittorica in quanto costituiva il luogo simbolico in cui si svolgeva concretamente l’esperienza umana.
La Loire, Paul Émile Lecomte (in mostra)
Gli Impressionisti, con le loro pennellate rapide e intuitive, scomponevano la materia, estrapolando la rappresentazione dalla realtà per fissarla come immagine sensibile. Solchi di pittura densi di luce e di colore riuscivano a raccogliere la fugacità di un tramonto, l’onda di una mareggiata, la magia di una nevicata, l’incanto di una notte stellata, caricandole di quella unicità sfuggente che caratterizzò l’arte di fin de siècle. Fu un nuovo modo di concepire l’arte: questa poetica incentrata sull’impressionee sulla sensazionescardinò ogni convenzione accademica, rivoluzionando completamente il mondo dell’arte e spalancando le porte, con la sua autonomia e libertà espressiva, ai concetti chiave da cui sarebbero nate le avanguardie del Novecento.
Vue du Cannet, Pierre Bonnard (in mostra)
LA “PIETRASANTA“
Location della mostra è la Basilica di Santa Maria Maggiore alla Pietrasanta, tornata ad ospitare eventi di rilievo internazionale dopo un accurato intervento restauro. Il complesso sorge su una delle basiliche paleocristiane più antiche di Napoli, realizzata inglobando il Tempio della dea Diana (Artemide per i Greci). L’edificio attuale è opera dell’architetto Cosimo Fanzago il quale, nella seconda metà del Seicento, lo riprogettò in stile barocco, conferendogli eleganza e imponenza. La basilica subì gravi danni durante la Seconda Guerra Mondiale. I primi interventi di restauro risalgono al 1976. Dopo un lungo periodo di abbandono, dal 2017 il plesso monumentale è tornato a splendere grazie alla Fondazione Pietrasanta.
Il complesso momumentale della “Pietrasanta“
Il nome “Pietrasanta”è dovuto alla presenza di un masso ritenuto sacro, da secoli oggetto di culto dei Napoletani. Secondo un antico rito legato all’avvento del Cristianesimo in città, baciando la pietra sotto la quale sarebbe stato sepolto Papa Evaristo, sarebbe possibile la remissione dei peccati. Scendendo nella cripta si possono ammirare le tracce della basilica paleocristiana assieme ai resti di antichi mosaici di epoca romana. All’interno del complesso si trova inoltre il Lapis Museum: da qui è possibile scendere nel sottosuolo a 40 metri di profondità, per poi proseguire lungo un percorso sotterraneo tra i resti dell’antichissima città greco-romana che ancora oggi, dopo 2.500 anni, rivive sotto i vicoli affollati di Napoli.
I sotterranei della “Pietrasanta“
INFO & ALTRE MOSTRE
Per maggiori informazioni sulla mostra “Impressionisti e la Parigi fin de siècle” è possibile visitare il sito dell’ente organizzatore (clicca qui). I biglietti d’ingresso sono disponibili in loco oppure acquistabili in prevendita on-line selezionando il giorno di visita sulla piattaforma TicketOne (clicca qui).
Quella sui pittori impressionisti è una delle imperdibili mostre attualmenteincorso nella città partenopea. Durante tutto l’inverno sarà infatti possibile visitare l’exhibit “Andy Warhol. Triple Elvis“, sul genio della pop artAndy Warhol, esposta a Palazzo Piacentini, sede delle Gallerie d’Italia in Via Toledo. Da non perdere anche la retrospettiva “The World of Banksy“, sullo street artist inglese Banksy, allestita presso l’Arena Flegrea Indoor, a Fuorigrotta. Anche per questo 2025, quindi, la città di Napoli si appresta a essere una delle capitali dell’arte in Italia e in Europa.
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