È scattata all’alba di oggi, martedì 2 dicembre, una vasta operazione anticamorra condotta dai Carabinieri di Napoli su ordine della Direzione Distrettuale Antimafia. Sono state eseguite 21 misure cautelari – tra cui detenzioni in carcere e arresti domiciliari – emesse dal GIP del Tribunale di Napoli, che hanno inferto un duro colpo al clan Licciardi di Secondigliano. L’inchiesta non si è limitata ai reati classici della criminalità organizzata, ma ha svelato un fenomeno sempre più cruciale per il controllo mafioso: l’uso illecito di dispositivi di comunicazione.
Al centro delle accuse, oltre ai tipici reati di associazione di tipo mafioso, estorsioni, ricettazione ed evasione, spicca il reato di “accesso indebito a dispositivi idonei alla comunicazione da parte di soggetti detenuti”. L’indagine ha infatti svelato una vera e propria rete di detenuti che riusciva a comunicare indisturbata con l’esterno del carcere grazie a cellulari introdotti illegalmente. Era attraverso questi dispositivi che, secondo l’accusa, il clan continuava a orchestrare le sue attività illecite, rafforzando il controllo sul territorio. Tutti i reati contestati sono aggravati dall’impiego del metodo e delle finalità mafiose. Dei 21 indagati, 19 sono destinati al carcere (cinque dei quali erano già detenuti) e due agli arresti domiciliari.

