La sicurezza degli ospiti delle residenze sanitarie assistenziali è, nell’emergenza epidemiologica da Covid-19 in corso, una delle situazioni che destano maggior preoccupazione tra le autorità sanitarie e l’opinione pubblica. L’età media molto avanzata e lo stretto contatto fra ospiti e personale fanno delle case di cura un habitat ideale per la proliferazione del Coronavirus, che miete la stragrande maggioranza delle sue vittime proprio nelle fasce più anziane della popolazione. Sono oramai numerosissimi i casi di focolai venutisi a creare in queste strutture su tutto il territorio nazionale, talvolta per fatalità ma, più spesso, per inosservanza totale o parziale delle regole di distanziamento sociale e di disinfezione raccomandate. Esempi virtuosi, in tal senso, esistono: in Campania, ad esempio, una scrupolosa messa in atto di tutte le procedure precauzionali attuabili ha fatto della Rsa Quadrifoglio di Giugliano una casa di riposo che ad oggi non conta casi di contagio fra i suoi trentanove ospiti.
La formula della struttura campana è semplice e rigorosa: limitazione ai soli casi di emergenza e stringente necessità per le visite esterne da parte di parenti rigorosamente dotati di dispositivi di protezione monouso, distanziamento di un metro tra gli ospiti in vigore fin dal 5 marzo e regole ferree per l’accesso al luogo di lavoro per tutti i dipendenti. Il personale, infatti, è sottoposto al controllo della temperatura corporea sia in entrata sia in uscita, e l’insorgenza di eventuali sintomi influenzali o parainfluenzali va obbligatoriamente dichiarata agli addetti alle verifiche sanitarie. Superata la porta d’ingresso, i lavoratori devono disinfettarsi accuratamente le mani e indossare tutti i dispositivi di sicurezza messi a disposizione dall’amministrazione: mascherine FFP2, tute classe 6 antivirus, occhiali protettivi e guanti.

