Il “pacco” dell’America’s Cup: a Napoli si cercano lavoratori “gratis”
Louis Vuitton, sponsor ufficiale dell'evento, è in cerca di personale che lavori senza stipendio, senza rimborso spese e senza buoni pasto. Chi ci guadagna? E che fine hanno fatto gli 11.000 posti di lavoro promessi dal sindaco Manfredi?
Con l’arrivo a Napoli dell’America’s Cup– prestigiosa competizione sportiva di barche a vela che si svolgerà nell’estate del 2027 nelle acque del Golfo, già teatro delle sfide World Series 2011/2013 – sono stati pubblicati i bandi di partecipazione e gli “annunci di lavoro” dei principali sponsor e delle aziende organizzatrici dell’evento velistico internazionale.
A finire sotto i riflettori, alla vigilia dei preliminari delle regate in programma dal 24 al 27 settembre, è stato il “bando d’assunzione” pubblicato da Louis Vuitton, principale sponsor della manifestazione. Il noto brand francese del lusso e dell’alta moda, che ha fatto registrare nel 2025 un fatturato di oltre 80 miliardi di euro, è in cerca personale volontario.
Non si tratterebbe dunque di assumere lavoratori, cioè personale stipendiato, né con contratto a tempo determinato né part-time, bensì di semplici collaboratori disponibili a offrire le proprie skills, capacità e competenze senza ricevere alcun compenso in cambio, a titolo cioè completamente gratuito. Una scelta incomprensibile se rapportata all’ingente mole di denaro che gira intorno alla competizione sportiva.
Luna Rossa e Oracle si sfidano nel Golfo di Napoli (2012)
Un programma che fa discutere
Louis Vuitton cerca dunque volontari che abbiano una buona preparazione e padronanza della Lingua Inglese e che siano disposti a lavorare già dal24 al 27 settembre, in occasione delle regate preliminari. Successivamente, i volontari saranno impiegati nelle fasi finali della Louis Vuitton America’s Cup, in programma la prossima estate.
Nel bando viene indicato un minimo di 10 giorni di impiego, senza specificare alcun limite massimo. I partecipanti, dopo aver svolto le ore di formazione necessarie, avranno diritto a un solo pasto giornaliero e a unadivisa da indossare obbligatoriamente durante le regate. I volontari saranno poi suddivisi in quattro aree operative: media, produzione tv, operazioni di terra e operazioni in mare.
Oltre a non ricevere un centesimo per le prestazioni lavorative offerte, agli assunti non sarà garantito nemmeno un minimo di rimborso spese. Per chi giunge dalla provincia o dai quartieri periferici della città, il trasporto e l’eventuale alloggio in cui pernottare, saranno totalmente a carico degli interessati. Sia gli organizzatori dell’evento sia il Comune di Napoli – nonostante l’amministrazione comunale abbia investito circa 10 milioni di euro – declinano ogni tipo di responsabilità economica, logistica e di mobilità dei volontari.
Dal sito della Louis VuittonCup si evince che “ai volontari sarà data un’opportunità unica e indimenticabile”. Ma di che “opportunità“si tratta? “Contribuire al successo della Louis Vuitton 38a America’s Cup”, specifica l’annuncio on-line. In pratica ci si dovrebbe candidare al solo scopo di realizzare gli obiettivi aziendali del proprio “datore di lavoro”, senza ricevere nulla in cambio.
Con annunci accattivanti, forte dell’immagine iconica del brand, l’azienda francese del lusso e dell’alta moda guidata da Bernard Arnault e dal manager italiano Pietro Beccari, cerca di convincere i potenziali interessati a lavorare gratis, anzi più correttamente in perdita, vista l’assenza di rimborsi spesa e buoni pasto. Eppure Bernard Arnault, CEO di Louis Vuitton, con un patrimonio stimato di 177 miliardi di dollari, è tra gli uomini più ricchi al mondo secondo Forbes.
Bernard Arnault, CEO di Louis Vuitton
Nel compiere questa operazione di convincimento viene utilizzata dalla multinazionale francese la solita retorica dell’opportunità e dell’esperienza, la stessa usata nei confronti dei giovani assunti in stage gratis. Tuttavia, mentre alcune imprese, dopo il periodo di prova, assumono con regolare contratto di lavoro i giovani stagisti, nel caso dell’America’s Cup si tratta di una prestazione occasionale non retribuita che terminerà con la conclusione dell’evento.
Vale la pena dunque fare questa esperienza “in perdita” pur non essendoci alcuna vera opportunità lavorativa all’orizzonte? I volontari dovrebbero rinunciarea settimane della propria vita – nelle quali potrebbero lavorare altrove con regolare contratto di lavoro e giusto compenso, oppure studiare, dedicarsi alla famiglia e agli affetti personali, alle proprie passioni e al tempo libero – per partecipare a un grande evento, aggiungere giusto una riga sul proprio curriculum e riempire le tasche (già piene) degli organizzatori. Tutto questo senza ricevere alcuna garanzia o rassicurazione circa l’inserimento nel mercato del lavoro.
Il logo della Louis Vuitton America’s Cup
Il potere del maketing
La strategiadi marketing studiata per legittimare questa narrazione è quella di dipingere il lavoratore-volontario come il “protagonista” principale del grande evento, indispensabile al funzionamento di una macchina organizzativa enorme. Questo, in qualche modo, lo gratificherebbe, facendolo sentire utile e importante, oltre che responsabile del successointernazionale dell’evento, pur restandone ai margini.
Secondo il concetto utilitaristico tutti devono servire a qualcosa. Questo concetto, applicato al modello capitalistico, si traduce nel garantire i profitti dei privati (gli utili appunto) provando al tempo stesso gratificazione psicologica dal proprio impiego. Ma è proprio qui che si nasconde la “fregatura”.
Sacrificare se stessi, rinunciare ai propri diritti, trascurare la salute, essere sempre produttivi e reperibili, competere con gli altri, non avere tempo libero, primeggiare e avere successo a tutti i costi, sono alcuni dei comportamenti tossici con cui il sistema ci tiene legati. Qui, però, siamo a un livello avanzato di sfruttamento: accettare di lavorare per far divertire dei miliardari annoiati, senza essere nemmeno pagati, è una forma accettata e “normalizzata” di schiavitù.
Le imbarcazioni “sorelle” di Luna Rossa
Persino “lavorare per vivere”, in quest’ottica, diviene un concetto superato. Si lavora per servire i manager delle grandi imprese. Come se le persone campassero di sola aria e alle casse del supermercato pagassero la spesa in buoni con su scritto “opportunità unica” o “esperienza indimenticabile“. A leggere dai principali quotidiani nazionali, sembrerebbe addirittura che ci stiano facendo un “favore”. Dove ci sono favori, però, non ci sono diritti.
Questa idea malsana è in contrasto con i principi della Costituzione, la quale prevede esplicitamente che il lavoro debba essere sempre retribuito e dignitoso (art. 36). Già nel Sud Italia ci sono seri problemi di disoccupazione, bassi salari e lavoro sottopagato. Se le grandi multinazionali riescono a convincerci a lavorare gratis per loro, hanno vinto tutto. Le imprese rafforzano così il loro potere sul mercato, ottenendo peso e influenza anche nelle decisioni politiche.
Lavoratori protestano perché senza stipendio
La propaganda e il vuoto della politica
Il Sindaco di Napoli Gaetano Manfredi aveva annunciato, con grande entusiasmo e in pompa magna, l’arrivo in città dell’America’s Cup. La notizia non poteva che suscitare la soddisfazione della Premier Giorgia Meloni, la quale aveva ribadito il sostegno del Governo all’amministrazione partenopea. Secondo il sindaco di Napoli l’evento avrebbe generato un indotto da 1,5 miliardi di euro, assicurando ben 11.000 posti di lavoro.
Se per quel che riguarda l’indotto le stime sono approssimative, per quanto riguarda i posti di lavoro Manfredi ha omesso che la maggior parte delle assunzioni avrebbe riguardato volontari senza retribuzione. Così, l’evento sportivo, è diventato un trampolino di lancio per la campagna elettorale in vista delle elezioni del prossimo anno, mentre la storia delle 11.000 assunzioni si è rivelata essere un “pacco”.
Tra marketing e propaganda, a essere presi in giro sono i napoletani. Non è la prima volta che Manfredi viene meno alle sue responsabilità di sindaco, disattendendo gli impegni presi con i cittadini. Qualche esempio? La “delibera fantasma” e mai rispettata sul salario minimo, la cessione ai privati delle spiagge libere, la trasformazione di ABC in società per azioni e – dulcis in fundo – lo stravolgimento del piano di bonifica di Bagnoli, con l’ingresso nel progetto di riqualificazione del gruppo Cementir-Caltagirone, proprietario de Il Mattino.
Il famoso “Modello Napoli“, tanto osannato proprio da certi giornali, si sta rivelando un flop da ogni punto di vista. Dietro questo brand vuoto si nasconde la realtà di una città afflitta da profonde sofferenze sociali. L’operato dell’amministrazione partenopea sembra essere scollegato dalle esigenzee dai bisogni dei cittadini, mentre sembra rispondere sempre più agli interessi speculativi dei grandi gruppi imprenditoriali.
La stessa politica dei grandi eventi sfrutta la bellezza di Napoli, ma non porta nessun valore aggiunto o ricchezza reale per il territorio, né per lo vive ogni giorno. Il caso emblematico dei lavoratori “gratis” dell’America’s Cup che abbiamo appena raccontato costituisce l’ennesimo boccone amaro che i napoletani, purtroppo, saranno costretti a ingoiare.
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