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Home Cronaca

Insegnante picchiato a Casalnuovo: “Ragazzi vittime di una società violenta”

Parla Enrico Morabito, insegnante della scuola in provincia di Napoli che la scorsa settimana ha subito una violenta aggressione dopo aver rimproverato i suoi studenti

Giuseppe Cerreto di Giuseppe Cerreto
22 Febbraio 2022
in Cronaca, Scuola

Non possono che essere condivise pienamente le parole di denuncia di Enrico Morabito, insegnante della provincia di Napoli che la scorsa settimana è stato aggredito e pestato a sangue da un gruppo di persone adulte dopo che il docente, in supplenza presso l’istituto comprensivo Antonio De Curtis di Casalnuovo di Napoli, aveva “osato” rimproverare i propri studenti perché facevano troppo chiasso e baccano in aula, impedendo il normale svolgimento delle lezioni. L’insegnante, infatti, in una lunga e toccante intervista rilasciata in esclusiva davanti ai microfoni e alle telecamere dell’Ansa, ha raccontato nei dettagli cosa è accaduto in occasione della violenta aggressione. Morabito stava svolgendo il suo ultimo giorno di supplenza in una classe della prima media della scuola nel Napoletano, quando avrebbe rimproverato i propri studenti dopo che avevano assunto in classe comportamenti irrispettosi e poco appropriati. L’insegnante, come da prassi, aveva pertanto provveduto a segnalare l’accaduto con una nota disciplinare sul registro di classe, dopodiché gli alunni si erano dati una calmata ed era stato così possibile proseguire con il normale svolgimento delle attività didattiche.

Fino a qui era andato tutto liscio come l’olio e l’insegnante, dopo aver svolto la lezione regolarmente e terminato il suo turno di lavoro a scuola, era tornato tranquillamente a casa sua, sempre a Casalnuovo di Napoli. Nel pomeriggio, però, come raccontato dallo stesso docente, qualcuno aveva bussato al citofono di casa spacciandosi per un suo conoscente, chiedendogli di scendere per salutarlo e per fornire alcuni chiarimenti. A quel punto Enrico, pensando in buona fede che non ci fosse nulla di strano, è sceso sotto casa per capire chi è che lo stesse cercando e di cosa avesse bisogno. Una volta giù al portone, nemmeno il tempo di rifiatare, è stato circondato da cinque balordi i quali lo hanno massacrato di botte riempiendolo di pugni e di calci fino a quando l’insegnante non è crollato a terra con la testa sanguinante. Dopo averlo “conciato per le feste” e averlo pestato a sangue, il gruppo di delinquenti, tutte persone sui quaranta e i cinquant’anni d’età, che si presume possano essere parenti, familiari o in qualche modo imparentati con gli studenti del professore, sono andati via avvertendolo e minacciandolo di non presentarsi mai più a scuola e di scomparire dalla circolazione. 

Dopo aver subito la violenta e barbara aggressione, con la nuca ancora sanguinante, il povero insegnante è riuscito comunque a chiamare i carabinieri i quali sono corsi sul posto insieme a un’ambulanza del 118. Enrico, visibilmente in stato confusionale per le botte ricevute e con il capo sanguinante, è stato così trasportato presso il pronto soccorso dell’ospedale San Giovanni di Dio di Frattamaggiore dove il personale sanitario del nosocomio frattese ha provveduto a curarlo e a medicarlo. Per fortuna l’insegnante se l’è cavata con ferite non particolarmente gravi, sebbene i medici gli abbiano assegnato sette giorni di prognosi e di riposo per poter guarire completamente. Resta estremamente grave, invece, quanto accaduto: si tratta infatti di un episodio di violenza inaudita e ingiustificata che dimostra quanto la società stia diventando sempre più barbara e violenta, specialmente dopo due anni di pandemia. Chi pensava che ne saremmo usciti migliori si sbagliava di grosso: violenza e rabbia serpeggiano tra le persone avvelenando le loro menti e i loro cuori. Di questo ne è pienamente convinto lo stesso Enrico, secondo il quale i ragazzi non sono che vittime inconsapevoli di questo sistema, spesso costretti a subire le frustrazioni e l’odio da parte degli adulti nonché l’inadeguatezza degli stessi genitori.

“Le vittime di questa storia siamo in due, io e i miei ragazzi”, dichiara l’insegnante durante l’intervista, che precisa: “Io perché sono la vittima che ha subito materialmente l’aggressione da parte di un gruppo di balordi. Ma anche gli studenti sono vittime di questa società malata e falsata, dove non vengono più insegnati i valori fondanti della civiltà come il rispetto e l’amore verso il prossimo, bensì la fanno da padroni l’odio, il rancore e la sopraffazione. Noi insegnanti – afferma Enrico – siamo in prima linea a dover fare i conti a scuola con una generazione incattivita, e la colpa è sicuramente anche dei genitori, i quali non vogliono o non sono capaci di trasmettere le regole e i valori del vivere civile ai propri figli. Ma a perderci, però, di fronte all’irresponsabilità e al menefreghismo degli adulti, sono sempre i più giovani”. Quelle del docente sono parole importantissime, che danno la misura reale della crisi dei valori che sta disgregando la società, ed ha come vittime proprio i giovanissimi i quali, abbandonati a se stessi, non riconoscono altra strada per risolvere i loro problemi se non sfociando appunto nella violenza e nella sopraffazione.
 
“Io però non voglio puntare il dito contro tutti – ci tiene a precisare Enrico – Nella mia scuola, ad esempio, ci sono tantissimi bravi ragazzi e studenti in gamba nonostante i contesti familiari spesso difficili e problematici. In questi giorni sto ricevendo inoltre tantissima solidarietà da parte dei miei studenti e da tanti colleghi insegnanti di altre città i quali sono vittime di episodi analoghi di aggressioni, sia fisiche che verbali, da parte dei genitori degli studenti, e che spesso non vengono nemmeno denunciate per paura di ritorsioni. Il problema dunque – avvisa l’insegnante – non riguarda solo Napoli e la sua provincia ma è sistemico, per questo c’è bisogno di maggiori tutele per gli insegnanti il cui lavoro e il cui sforzo per tenere in piedi il mondo della scuola non andrebbe solamente riconosciuto ma anche salvaguardato. Se pertanto avrò l’occasione di tornare a insegnare in quella classe in particolare – conclude Enrico – spiegherò ai ragazzi che non ho niente contro di loro, che ho perdonato anche chi ha fomentato i propri genitori ad aggredirmi, che bisogna imparare che non è questo il modo di agire né di vivere e che bisogna soprattutto imparare a rispettare il prossimo se vogliamo vivere civilmente”.

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Tags: CasalnuovoEnrico Morabitoinsegnantepicchiatoprimopiano
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