Che si sia credenti o meno, la preghiera di Papa Francesco di oggi pomeriggio in diretta globale, in un momento che vede il mondo sempre più minacciato dalla diffusione del Covid-19, è stato uno straordinario momento di televisione, destinato a restare nella storia dei media audiovisivi, oltre che in quella della Chiesa.
Fin dall’ingresso del pontefice in una piazza San Pietro deserta e battuta dalla pioggia, prima dell’inizio della sua preghiera sul sagrato della Basilica (prima della benedizione Urbi et Orbi, alla quale era annessa la possibilità di ricevere l’indulgenza plenaria), l’eccezionalità del momento è apparsa subito evidente a chiunque fosse davanti a uno schermo in qualsiasi parte del mondo. Il Papa è arrivato da solo e in silenzio sulla cima del sagrato, accompagnato da monsignor Guido Marini, maestro delle cerimonie pontificie, inquadrato dall’alto per accentuarne la sensazione di solitudine e assieme esaltare la potenza visiva della scena. Le prime luci della sera, il silenzio quasi opprimente, quel vuoto che circondava la figura fisicamente incerta ma spiritualmente potentissima di Bergoglio contribuivano ad accrescere il portato emotivo dell’evento e a renderlo ancora più suggestivo e solenne, seppur a tratti anche un po’ inquietante. Sembrava quasi che nella sua voce emozionata si percepisse il respiro affannoso di una Terra in ansia per la pandemia e ancora più bisognosa di risposte e, in qualche modo, di sostegno spirituale oltre che fisico.
“Da settimane – ha detto il Papa, emozionato e coinvolto – sembra che sia scesa la sera. Fitte tenebre si sono addensate sulle nostre piazze, strade e città; si sono impadronite delle nostre vite riempiendo tutto di un silenzio assordante e di un vuoto desolante, che paralizza ogni cosa al suo passaggio: si sente nell’aria, si avverte nei gesti, lo dicono gli sguardi. Ci siamo ritrovati impauriti e smarriti. Come i discepoli del Vangelo siamo stati presi alla sprovvista da una tempesta inaspettata e furiosa. Ci siamo resi conto di trovarci sulla stessa barca, tutti fragili e disorientati, ma nello stesso tempo importanti e necessari, tutti chiamati a remare insieme, tutti bisognosi di confortarci a vicenda. Su questa barca… ci siamo tutti“.
La notevole regia dell’evento alternava sapientemente primi piani e campi medi del Papa mentre pronunciava la sua preghiera con totali di una piazza San Pietro sempre più oscura e luccicante al tempo stesso, man mano che le luci della sera calavano sul Vaticano e la pioggia aumentava tutt’intorno i riflessi dell’illuminazione sulle strade e sugli edifici. La suggestione è ulteriormente aumentata quando il pontefice s’è recato in adorazione di due simboli del Cattolicesimo e di Roma: prima la Salus populi romani (l’icona bizantina raffigurante la Madonna col bambino presente nella cappella Paolina della basilica di Santa Maria Maggiore) e poi il crocifisso ligneo della chiesa di San Marcello al Corso (quello che protesse l’urbe dalla “grande peste” e davanti al quale Francesco si era già inginocchiato il 15 marzo scorso). La pioggia che bagnava il crocifisso e le raffinate scelte di regia, con la ripresa da un’angolazione di rara suggestione ed efficacia visiva, davano a chi seguiva in tv l’impressione di un’effigie sacra bagnata da soprannaturali lacrime di dolore per i tanti lutti di questo difficile periodo storico.
Il momento più toccante, dolente ed emozionante della diretta, però, è arrivato quando papa Francesco, dopo la lettura del Vangelo, s’è concentrato in un lungo momento di meditazione, durato molti minuti, col silenzio assoluto che sovrastava gli spazi vuoti e millenari di una Roma a sua volta quasi completamente deserta e silenziosa, col solo rumore dei tuoni dall’esterno (perché, nel frattempo, la pioggia s’era trasformata in temporale) a rompere quel vuoto acustico che, all’interno di un medium solitamente rumoroso e dominato dalla parola com’è la televisione, è parso qualcosa di realmente rivoluzionario e, in qualche modo, persino ritemprante. In quei lunghi minuti, quel silenzio è uscito dagli schermi e ha “invaso” le case di tutto il mondo, provocando in chi era all’ascolto quasi una sorta di vertigine sensoriale.
La parte finale della cerimonia, col suono delle campane a dominare una piazza sempre più sferzata dalle intemperie, ha poi riportato tutti al presente, poiché tra quello scampanellìo si udivano distintamente le sirene delle ambulanze risuonare in sottofondo.