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Home Società

Covid-19 all’estero / 5: Danimarca, intervista ad Antonio D’Agostino

Pier Paolo De Brasi di Pier Paolo De Brasi
28 Marzo 2020
in Società
Antonio

Antonio

Prosegue il nostro viaggio sugli italiani all’estero al tempo del Coronavirus. Ci spostiamo in Nord Europa, precisamente in Danimarca, dove, da 8 anni, vive Antonio D’Agostino, originario di Sant’Antimo, Comune della zona metropolitana di Napoli. Nella terra di Amleto, D’Agostino, 45 anni, lavora presso un’azienda che ha appalti con le ferrovie dello Stato danesi, ma la sua passione, da intellettuale autodidatta, sono la lettura, la poesia e la pittura. Antonio D’Agostino ha una compagna, che si occupa di traduzioni dall’italiano al danese, e un figlio piccolo.

D’Agostino, com’è la situazione in Danimarca in questo momento?

“Ad oggi in Danimarca ci sono 2.040 contagiati, un solo guarito e circa 50 decessi, quasi tutti anziani. In media ci sono circa 100 contagi al giorno, ma il Governo si dichiara fiducioso, anche se una settimana fa ha chiuso frontiere. Le autorità stanno seguendo la situazione italiana, in quanto l’Italia è diventata un punto di riferimento. All’inizio non hanno dato troppo peso al problema, ma appena dopo il primo provvedimento del Governo Conte hanno aggiustato il tiro. Hanno chiuso le scuole e le università, tutti gli uffici pubblici, ristoranti, bar e locali, ma anche molte ditte private. Adesso, però, ci sono delle forti critiche al primo ministro danese, perché hanno notato un riflesso negativo sull’economia. Stanno avanzando proposte per sbloccare alcune situazioni, ma la legge approvata prevede che tutte le attività indicate devono rimanere chiuse fino al 14 aprile. Intanto, però, molte aziende hanno iniziato a licenziare le persone, nonostante il Governo nel decreto abbia inserito una norma in cui lo Stato si impegna a pagare l’80/90% dello stipendio ai dipendenti e alle ditte rimane il solo costo della differenza. Poi qui funziona moltissimo il telelavoro. Tutti gli uffici prevedono il lavoro da casa. Ad esempio non esistono più gli uffici postali, già da molto prima dell’emergenza Coronavirus. Quindi non vedi gente in fila per andare a prendere la pensione, si fa tutto on line. Rimangono solo degli sportelli per la consegna dei pacchi”.

E per lei e gli italiani presenti in Danimarca cosa è cambiato?

“Io per fortuna sto lavorando, ma ci sono stati dei grossi inconvenienti anche per molti italiani, che hanno perso il lavoro. In Danimarca ci sono 14mila italiani, su 5 milioni e 400mila abitanti complessivi. Inoltre, noi seguiamo maggiormente le norme approvate dal nostro Governo, cioè usciamo solo in caso di effettiva necessità. Qui c’è solo il divieto di assembramento, ma la persone possono circolare”.

Sta dicendo che c’è gente in strada?

“Sì i danesi escono normalmente e lo fanno soprattutto quando vedono una bella giornata di sole, come in questi periodi. Hanno solo il divieto riguardante gli assembramenti, oltre a quello di mantenere la distanza di un metro nelle file o nei rapporti sociali. In un primo momento il Governo aveva vietato il formarsi di gruppi da 10 persone in su, ora ci si può riunire al massimo in 5, anche negli uffici. Per il resto qui è molto diffusa l’abitudine di andare in bicicletta; quindi le persone camminano o vanno in bici, oppure prendono i mezzi pubblici, mantenendo sempre la distanza e senza affollare i bus. Infatti, ne hanno aumentato il numero. Insomma, noi italiani stiamo molto di più in casa”.

Ma circolano con le mascherine o non hanno alcuna protezione?

“Pochissime persone circolano con le mascherine. Io ho visto soprattutto cinesi. Usano molto, però, l’igienizzante per le mani. Anche qui è introvabile, tanto che ci sono stati dei furti. Nel più grande ospedale di Copenaghen, quindi dell’intero Paese, hanno rubato scorte di gel igienizzante e una buona quantità di mascherine. Anche dove lavoro io è sparito il gel per le mani. Rispettano, direi al centimetro, la regola della distanza di sicurezza. Vendono delle strisce adesive lunghe un metro che incollano a terra nei luoghi pubblici dove ci sono file, come supermercati, panifici o uffici”.

Anche in Danimarca, al momento dell’annuncio dei provvedimenti del Governo, c’è stata la corsa al supermercato?

“Certo, ma per i danesi l’ossessione non è rimanere senza cibo, l’ossessione è non avere in casa la carta igienica. Quindi hanno assaltato i supermercati per comprarla. Il primo ministro, quando ha annunciato i provvedimenti, ha anche fatto un appello ai cittadini di non recarsi in massa al supermercato per accaparrarsela. Appello rimasto nel vuoto”.

 

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