Prosegue il nostro viaggio sugli italiani all’estero al tempo del Coronavirus. Ci spostiamo in Nord Europa, precisamente in Danimarca, dove, da 8 anni, vive Antonio D’Agostino, originario di Sant’Antimo, Comune della zona metropolitana di Napoli. Nella terra di Amleto, D’Agostino, 45 anni, lavora presso un’azienda che ha appalti con le ferrovie dello Stato danesi, ma la sua passione, da intellettuale autodidatta, sono la lettura, la poesia e la pittura. Antonio D’Agostino ha una compagna, che si occupa di traduzioni dall’italiano al danese, e un figlio piccolo.
D’Agostino, com’è la situazione in Danimarca in questo momento?
“Ad oggi in Danimarca ci sono 2.040 contagiati, un solo guarito e circa 50 decessi, quasi tutti anziani. In media ci sono circa 100 contagi al giorno, ma il Governo si dichiara fiducioso, anche se una settimana fa ha chiuso frontiere. Le autorità stanno seguendo la situazione italiana, in quanto l’Italia è diventata un punto di riferimento. All’inizio non hanno dato troppo peso al problema, ma appena dopo il primo provvedimento del Governo Conte hanno aggiustato il tiro. Hanno chiuso le scuole e le università, tutti gli uffici pubblici, ristoranti, bar e locali, ma anche molte ditte private. Adesso, però, ci sono delle forti critiche al primo ministro danese, perché hanno notato un riflesso negativo sull’economia. Stanno avanzando proposte per sbloccare alcune situazioni, ma la legge approvata prevede che tutte le attività indicate devono rimanere chiuse fino al 14 aprile. Intanto, però, molte aziende hanno iniziato a licenziare le persone, nonostante il Governo nel decreto abbia inserito una norma in cui lo Stato si impegna a pagare l’80/90% dello stipendio ai dipendenti e alle ditte rimane il solo costo della differenza. Poi qui funziona moltissimo il telelavoro. Tutti gli uffici prevedono il lavoro da casa. Ad esempio non esistono più gli uffici postali, già da molto prima dell’emergenza Coronavirus. Quindi non vedi gente in fila per andare a prendere la pensione, si fa tutto on line. Rimangono solo degli sportelli per la consegna dei pacchi”.
E per lei e gli italiani presenti in Danimarca cosa è cambiato?