Gare “indirizzate” per assicurare la gestione di servizi, riguardanti tra l’altro la ristorazione, i distributori automatici, le pulizie e la sanificazione, a società e ditte controllate dalla camorra.
Il sostituto procuratore della DDA di Napoli Henry John Woodcock, affiancato dai colleghi Celeste Carrano e Francesco Raffaele, ha chiesto ben 346 anni e quattro mesi di reclusione, nei confronti delle persone imputate nel processo con il rito abbreviato sull’infiltrazione dei clan negli appalti di diversi importanti ospedali napoletani, scaturito dal blitz che dispose il carcere per 46 persone tra cui il boss Luigi Cimmino. Le richieste – che variano tra i18 e i 4 anni di carcere – sono state formulate dal magistrato davanti al gup Anna Imparato al termine della sua requisitoria.
Tra gli indagati figurano anche diversi funzionari dei più importanti ospedali di Napoli (come il Cardarelli, l’azienda «dei Colli» e il Secondo Policlinico, tutti inseriti nell’elenco delle parti offese). I reati ipotizzati sono, a vario titolo, associazione camorristica, estorsione, porto e detenzione di armi, turbativa d’asta.
Una quarantina hanno scelto il rito abbreviato, come lo stesso boss Cimmino e il figlio per il quale sono stati chiesti rispettivamente 9 e 14 anni di carcere. Gli arresti, invece, eseguiti dalla Polizia di Stato, risalgono al 22 ottobre 2021. Secondo le accuse funzionari confezionavano le gare su misura per imprese in stretti contatti con il clan Cimmino-Caiazzo, incaricato – dalla cosiddetta “alleanza di Secondigliano” – di taglieggiare le ditte che fornivano servizi per quelle strutture.