Inchiesta appalti rifiuti e turbativa d’asta: Sindaco di Caserta e altri 12 a giudizio
L'inchiesta ha riguardato sette parti offese, tra cui i comuni di Caserta, Aversa, Cardito, Lusciano, Curti, Villa Literno e l'assessorato all'ambiente della Regione Campania.
Il sindaco di Caserta, Carlo Marino (Pd), è tra le 13 persone rinviate a giudizio in seguito all’indagine condotta dalla Dda di Napoli sul presunto giro di appalti pubblici nel settore della raccolta rifiuti. L’inchiesta ha coinvolto comuni delle province di Caserta e Napoli, evidenziando pratiche ritenute truccate. L’inchiesta ha riguardato sette parti offese, tra cui i comuni di Caserta, Aversa, Cardito, Lusciano, Curti, Villa Literno e l’assessorato all’ambiente della Regione Campania.
Il Sindaco di Caserta Carlo Marino
Con Marino sono stati rinviati a giudizio il sindaco di Curti Antonio Raiano, il manager dei rifiuti Carlo Savoia, l’ex dipendente del Comune di Caserta Pippo D’Auria, l’ex dirigente dello stesso ente Marcello Iovino, Biagio Bencivenga di Cardito, Gennaro Cardone di Portici, Angelo Egisto di Marcianise, l’ex comandante della polizia municipale di Curti Igino Faiella, Michele Fontana di Villa Literno, Carmine Gallo di Giffoni Vallepiana, Nicola Mottola di Lusciano, Anna Scognamiglio di Trecase.
Il GUP ha, tuttavia, assolto in abbreviato, con formula piena perché “il fatto non sussiste”, gli imputati Michele Oliviero e Andrea Guadagno, titolari dell’azienda di rifiuti Bema (coinvolta nell’indagine) e accusati di traffico illecito di rifiuti, il dirigente del Comune di Lusciano – rispondeva di turbativa d’asta – Edoardo Cotugno.
Sono stati invece prosciolti dal Gup l’ex assessore del comune di Aversa nonché avvocato lavorista Paolo Galluccio (“per non aver commesso il fatto” e difeso da Raffaele Costanzo e Alfonso Quarto), cui la Dda aveva contestato la turbativa d’asta per presunta manipolazione del bando relativo all’appalto dei rifiuti, e gli imputati Ernesto Scamardella, Pasquale Vitale e Salvatore Merola.
L’indagine, iniziata nel 2018 e culminata con sei arresti nel dicembre 2021, ha portato a misure restrittive che successivamente sono state revocate, consentendo ai coinvolti di tornare in libertà. La Dda di Napoli aveva inizialmente richiesto il rinvio a giudizio per 19 indagati e quattro società coinvolte, sostenendo che almeno 44 gare d’appalto nei settori dei rifiuti solidi urbani erano state manipolate. Carlo Savoia, considerato uno dei “colletti bianchi” legati al clan dei Casalesi, è stato indicato come figura chiave nell’organizzazione, accusato di predisporre capitolati di gara e bandi, consegnare documenti alle stazioni appaltanti e aggiudicarsi gare in modo illecito.
Nell’ordinanza di arresto il Gip Cerabona scrisse che “l’inizio della fortuna imprenditoriale di Carlo Savoia è stata delineata dalle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia Luigi Cassandra, Giuseppe Valente e Nicola Schiavone che, sostanzialmente, lo hanno definito un imprenditore legato a Nicola Ferraro, Nicola Cosentino ed in ultima analisi al clan dei Casalesi”. Per la Dda Savoia avrebbe predisposto i capitolati speciali di gara ed i relativi bandi per conto delle stesse amministrazioni appaltanti”, avrebbe consegnato “i documenti così predisposti dagli associati alle stazioni appaltanti (nelle persone di taluni funzionari o esponenti politici collusi con gli associati, taluni dei quali non ancora identificati)”, e avrebbe preso parte “alle gare di appalto dichiarando di possedere i requisiti tecnici richiesti dal bando, e aggiudicandosi le relative gare”.
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