È arrivata la condanna definitiva. La Corte di Cassazione, infatti, ha confermato la pena a 8 anni di reclusione per il sacerdote don Livio Graziano, accusato di atti sessuali su un bambino all’epoca dei fatti 13enne, durante la permanenza estiva in una sorta di comunità psicoterapeutiche per minori e dove il sacerdote ricopriva la carica di direttore.
La notizia è stata diffusa dall’associazione “Rete l’abuso”, che sostiene le vittime di abusi sessuali da parte del clero. Le indagini coordinate dal procuratore Domenico Airoma presero spunto dalla denuncia presentata dal padre del ragazzino. Il papà del 13enne decise di rivolgersi all’autorità dopo aver notato un improvviso cambiamento nel figlio e dopo aver scoperto gli abusi leggendo i messaggi sul cellulare del ragazzino.
Il sacerdote, su ordinanza del gip del Tribunale di Avellino, fu tratto in arresto il 26 ottobre del 2021. Durante l’arresto, la polizia trovò nella stanza del prelato una considerevole somma di denaro in contanti, ben 107mila euro. Inoltre, nonostante gli arresti domiciliari, don Livio Graziano ha continuato a molestare il ragazzo, sfruttando il fatto che non gli era stato vietato l’uso di Internet. Il padre, insieme al presidente dell’associazione “Rete l’abuso”, chiese un intervento ai superiori del sacerdote.
La Corte di Cassazione ha ora rigettato per inammissibilità l’appello presentato dai difensori del prete, confermando così la condanna a otto anni di reclusione emessa in appello. La famiglia della giovane vittima, attraverso una nota dell’associazione “Rete l’abuso”, ha espresso soddisfazione per la sentenza, affermando che “E tanta la gioia per questa patita sentenza che gli ha reso quella giustizia che la Chiesa non ha reso”.