Il presunto responsabile dell’omicidio, un ragazzo di 17 anni originario di Barra, ha ammesso di aver sparato, confessando il delitto al pubblico ministero durante l’interrogatorio. Nonostante fosse accompagnato da un altro giovane al momento dell’omicidio, il 17enne ha scelto di non rivelarne l’identità, limitandosi a dire che non c’entra nulla.
Conosciuto come L.D.M., il giovane aveva già avuto precedenti penali. Era stato rilasciato dal carcere minorile di Nisida alla fine di maggio 2024, dopo una condanna a un anno e mezzo per reati di spaccio e resistenza a pubblico ufficiale. Su di lui ora pendono accuse di omicidio, detenzione illegale di arma e droga. Quando i carabinieri lo hanno rintracciato, in casa aveva anche 3,4 grammi di marijuana e un bilancino di precisione, ma l’arma del delitto non è stata trovata. Quando gli investigatori gli hanno chiesto dove avesse rinvenuto l’arma usata per l’omicidio, il giovane ha risposto “L’ho comprata dagli zingari”.
Gli inquirenti hanno ricostruito l’intera dinamica della notte di venerdì: intorno alla mezzanotte, Santo Romano e alcuni amici, tra l’amico di Santo, rimasto a sua volta ferito al braccio, si trovavano a piazza Capasso, nel centro di San Sebastiano al Vesuvio. Dopo un litigio verbale con un gruppo di 7-8 ragazzi, la situazione è degenerata. Uno di loro, descritto come basso e magro, con baffetti, è salito a bordo di una Smart Fortwo nera con targa straniera e, insieme a un complice, si è avvicinato al gruppo. Ha poi esploso due colpi, colpendo mortalmente Santo e ferendo al braccio l’amico.
L’autore è stato individuato grazie alle testimonianze e alle telecamere di sorveglianza, che hanno confermato le voci circolate tra i giovani fuori dall’ospedale del Mare, dove si era diffusa l’ipotesi di un coinvolgimento del ragazzo di Barra. Quando i carabinieri hanno fatto irruzione nella sua abitazione, inizialmente era assente, ma è stato successivamente bloccato nello stesso luogo.