Fin dalle prime luci dell’alba i militari dell’Arma di Aversa, su delega della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Napoli Nord e sotto il coordinamento della Direzione distrettuale antimafia, hanno eseguito sei misure cautelari in carcere emesse dal Giudice per le indagini preliminari nei confronti di altrettanti soggetti ritenuti vicini al clan dei Casalesi, appartenenti alle fazioni Schiavone e Bidognetti.
Il blitz rappresenta l’esito di oltre un anno di indagini, durante le quali gli investigatori hanno raccolto prove significative sull’appartenenza e sul ruolo degli arrestati all’interno dell’organizzazione criminale. Tra i fermati figura un imprenditore attivo sul litorale Domizio, considerato un punto di riferimento economico del gruppo Bidognetti. Secondo quanto emerso, l’uomo avrebbe finanziato le attività del clan attraverso investimenti congiunti, tra cui l’acquisto all’asta di numerosi immobili. Il suo ruolo sarebbe stato quello di utilizzare la forza intimidatoria del clan per far desistere altri partecipanti alle aste, garantendosi così l’aggiudicazione dei beni. Lo stesso imprenditore risulta coinvolto anche in un progetto per l’apertura di un ristorante di una nota catena di fast food a Castel Volturno, su un terreno confiscato in passato a un altro soggetto legato al clan.
Un secondo arrestato è indicato come referente del gruppo Bidognetti per le attività estorsive nei comuni di Lusciano e Parete, territori storicamente controllati dal clan. Dopo aver scontato una lunga pena per reati di camorra, avrebbe ripreso la sua posizione all’interno del gruppo, imponendosi nuovamente con richieste estorsive, come quella documentata ai danni di un imprenditore edile costretto a sospendere i lavori e, successivamente, a versare una somma destinata ai detenuti del clan.
Il terzo soggetto arrestato è invece legato alla fazione Schiavone e avrebbe ripreso, una volta scarcerato, le attività estorsive e il traffico di droga sul territorio, confermandosi come figura di spicco nella struttura criminale. Un quarto uomo, di origine albanese, pur non essendo formalmente affiliato al clan, avrebbe stretto un accordo con i Casalesi per monopolizzare la fornitura di droga alle piazze di spaccio del litorale Domitio. In cambio della “protezione”, avrebbe versato una quota fissa dei proventi e fornito armi al gruppo. Le indagini hanno infine accertato il coinvolgimento di quest’ultimo e di un quinto soggetto in un’estorsione ai danni di un imprenditore locale, al quale sarebbe stata estorta con minacce una somma di 15.000 euro. Le persone raggiunte da misura cautelare sono: Antonio Fusco, 45 anni; Nicola Gargiulo, 58; Nicola Pezzella, 62; Hermal Hasanai, 41, cittadino albanese; e Umberto Meli, 32.