Un’inchiesta imponente ha scoperchiato un sistema ben strutturato di truffe alle assicurazioni fondato su falsi incidenti stradali e un meccanismo di riciclaggio del denaro ottenuto illecitamente. Coordinata dalle Procure di Santa Maria Capua Vetere e Roma, l’indagine ha portato a 102 indagati e altrettante perquisizioni, grazie all’azione congiunta della Squadra Mobile di Caserta e del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria della Guardia di Finanza.
Un’organizzazione radicata e ramificata
Al vertice dell’organizzazione criminale ci sarebbe l’avvocato Giuseppe Luongo, 38 anni, di San Cipriano d’Aversa. Insieme alla moglie, l’avvocata Luigia Daniela Conte (37 anni, di Villa di Briano), e ad altri quattro colleghi – Gabriele Calderone, 43enne di Casal di Principe; Giancarlo Salzillo, 40enne di Lusciano; Salvatore Santagata, 33enne di Casal di Principe; Pasquale De Rosa, 45enne di Villa di Briano – avrebbe orchestrato una fitta rete di falsi sinistri stradali per ottenere risarcimenti indebiti dalle compagnie assicurative. Secondo gli inquirenti, l’associazione agiva con un metodo consolidato: veicoli non assicurati o addirittura non marcianti venivano intestati a prestanome attraverso la collaborazione dell’agenzia Rafer Srls di Qualiano, gestita da Raffaele Guarino, e di un’autodemolizione a Calvizzano diretta da Antonio Prova.
Reclutamenti e falsi testimoni a pagamento
Una parte cruciale dello schema prevedeva il reclutamento, dietro compenso, di soggetti disposti a fingere di essere conducenti, passeggeri o testimoni oculari. A gestire questa attività erano Vito Bianco, sua moglie Ester Coppola, e altri collaboratori, tra cui Clemente Bianco, Jhonathan Borriello, Rosario Antonio Coppola, Francesco Piazza e Pasquale Martino, tutti di Casal di Principe. Documenti falsi o reperiti illegalmente venivano utilizzati per rendere credibili le testimonianze nei processi davanti al giudice di pace.
Falsi referti medici e perizie compiacenti
L’organizzazione non si è fatta mancare nemmeno il supporto di medici compiacenti. Alcuni di loro, incaricati come consulenti tecnici d’ufficio (CTU) dal Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, avrebbero redatto perizie fasulle attestando danni fisici mai subiti. Tra i professionisti coinvolti figurano Danilo Lisi, Gianluigi Di Stasio e Luigi D’Amico, i quali, secondo l’accusa, avrebbero ricevuto denaro per falsificare documentazioni mediche. Il tutto si svolgeva con la complicità, secondo l’indagine, di tre giudici di pace — Bruno Dursio, Rodosindo Martone e Maria Gaetana Fulgeri — che avrebbero emesso sentenze favorevoli sulla base di queste perizie manipolate.
I proventi illeciti derivanti dai risarcimenti venivano incassati principalmente dagli avvocati Luongo e Conte, per poi essere prelevati in contanti presso l’ufficio postale di Lusciano grazie alla collaborazione di Orazio Maccarone, vicedirettore della sede, che avrebbe aggirato i controlli antiriciclaggio. Il denaro così ottenuto veniva in parte reinvestito in operazioni finanziarie e in parte redistribuito in contanti ad Alfonso Conte, fratello di Luigia Daniela, che a sua volta provvedeva a rimetterlo sui conti della sorella con causali fittizie.
Infine, l’inchiesta ha fatto emergere il coinvolgimento degli avvocati Michele Zagaria e Bruno Aurora, accusati di aver pagato tangenti fino a 2.000 euro al CTU D’Amico per ottenere perizie fasulle a favore dei propri clienti nei procedimenti civili contro compagnie come UCI Scarl e Allianz.