Il Governo sembra finalmente muovere un passo concreto per affrontare il problema del sovraffollamento nelle carceri italiane. Il segnale arriva direttamente dal ministro della Giustizia, Carlo Nordio, che ha annunciato l’istituzione di una task force con l’obiettivo di definire la posizione di oltre 10mila detenuti che potrebbero accedere a misure alternative alla detenzione.
Un cambio di passo significativo per un esecutivo che finora aveva mantenuto una posizione rigida contro ogni ipotesi di “svuotacarceri”. La novità, però, non consiste nell’introduzione di nuovi provvedimenti, bensì nell’attuazione concreta di norme già in vigore, troppo spesso disattese per ragioni burocratiche o per l’assenza di soluzioni abitative adeguate.
Chi sono i detenuti coinvolti
Secondo i dati resi noti dal ministero, i 10.105 detenuti potenzialmente coinvolti in questa operazione rappresentano circa un sesto della popolazione carceraria totale, che al 30 giugno scorso ammontava a 62.728 persone. Si tratta di soggetti con pena residua inferiore a 24 mesi, condannati per reati non ostativi, e che non hanno ricevuto sanzioni disciplinari gravi durante la detenzione. Un numero rilevante che, se tradotto in azioni concrete, potrebbe portare la popolazione carceraria vicina alla soglia della capienza regolamentare, oggi fissata a circa 51mila posti. Ciò significherebbe un miglioramento sensibile delle condizioni di vita all’interno degli istituti penitenziari, pur lasciando irrisolte alcune situazioni critiche a livello locale.
Come opererà la task force
Nel comunicato diffuso ieri, Nordio non ha fornito dettagli operativi sul piano di intervento, ma ha specificato che il gruppo di lavoro ha già avviato interlocuzioni con la magistratura di sorveglianza e con i direttori delle carceri, con l’obiettivo di completare le valutazioni entro settembre 2025. La linea è chiara: niente provvedimenti eccezionali, ma solo applicazione delle leggi già previste, finora spesso rimaste lettera morta.
Nessuna apertura a indulto o amnistia
Questa iniziativa, pur rappresentando un’apertura, non raccoglie le proposte più radicali emerse negli ultimi mesi, come l’indulto, l’amnistia o l’approvazione della cosiddetta “legge Giachetti”, che punta ad aumentare i giorni di liberazione anticipata per buona condotta. Provvedimenti che, secondo il centrodestra, metterebbero a rischio il principio della certezza della pena, cardine del programma elettorale di governo.
Intanto, il dato resta: i suicidi in carcere nel 2025 hanno toccato livelli record, segno evidente di un disagio strutturale che va ben oltre le cifre e richiede risposte concrete. La “proposta Nordio” potrebbe essere il primo passo in questa direzione.