Un uomo di 83 anni, residente a Capua, è deceduto all’ospedale Sant’Anna e San Sebastiano di Caserta dopo aver contratto il virus West Nile. L’anziano, pensionato, era stato ricoverato nei giorni scorsi, ma il rapido peggioramento delle sue condizioni ha portato alla morte. In tutta Italia le infezioni, legate alla diffusione della febbre del Nilo Occidentale, registrate hanno superato quota 170, con 17 vittime.
Con la notizia dell’ottava vittima, il sindaco di Capua Adolfo Villani ha emanato un’ordinanza urgente che prevede una serie di misure preventive sul territorio comunale. Tra queste, la rimozione o il trattamento delle acque ferme, la pulizia dei fossati e dei terreni incolti, oltre al controllo delle piscine non utilizzate. L’obiettivo è ridurre la presenza di zanzare Culex pipiens, principale vettore del West Nile in Italia. Il provvedimento, entrato in vigore immediatamente, si affianca alle attività di monitoraggio coordinate dall’Asl di Caserta, che sta effettuando sopralluoghi e campionamenti nelle zone a rischio. “È fondamentale che ogni cittadino collabori adottando comportamenti responsabili per limitare la diffusione del virus“, ha dichiarato Villani, ricordando l’importanza di eliminare qualsiasi fonte di ristagno d’acqua anche nelle aree private.
La febbre West Nile non è una malattia che deve suscitare particolare allarmismo: Nelle persone sane nell’80% dei casi, l’infezione non provoca sintomi, e in un caso su cinque provoca i normali malesseri associati a un’influenza. Il virus West Nile individuato per la prima volta nel 1937 in Uganda nel distretto del West Nile, che ha dato il nome alla malattia. È diffuso in Africa, Asia occidentale, Europa, Australia e America ed è più frequentemente trasmesso all’uomo dalla zanzara comune (Culex pipiens): una delle specie autoctone più diffuse nel nostro Paese. Il contagio avviene esclusivamente tramite la puntura di zanzare infette e non si trasmette da persona a persona.
Sintomi e decorso
Nella maggior parte dei casi (circa l’80%) l’infezione da West Nile è asintomatica. Il 20% degli infetti può manifestare sintomi lievi come febbre, nausea, vomito, cefalea, ingrossamento dei linfonodi e sfoghi cutanei. In meno dell’1% dei casi – specialmente tra anziani o persone con difese immunitarie basse – il virus può evolvere in forme neurologiche gravi come encefaliti, meningiti o paralisi. Il tempo di incubazione varia da 2 a 14 giorni dopo la puntura della zanzara infetta. Nei casi più critici, dopo un miglioramento iniziale, possono insorgere alterazioni dello stato di coscienza, disorientamento e convulsioni. In questi casi è fondamentale recarsi subito in Pronto Soccorso.
La diagnosi avviene mediante test di laboratorio (Elisa o Immunofluorescenza) su siero o fluido cerebrospinale. Possono essere impiegati anche la Pcr o la coltura virale. Tuttavia, è possibile che i test risultino negativi nei primi giorni dall’insorgenza dei sintomi, rendendo necessario un secondo controllo a distanza. Non esiste una terapia specifica per il virus West Nile. Nelle forme lievi si guarisce spontaneamente, mentre nei casi più gravi è previsto il ricovero in ospedale, con somministrazione di fluidi e supporto respiratorio.
Come prevenire
Al momento non esistono vaccini disponibili per l’uomo. La prevenzione è dunque legata al contenimento delle zanzare e alla protezione personale. Le autorità sanitarie consigliano:
- Utilizzo di repellenti cutanei, soprattutto al tramonto e nelle ore notturne
- Indossare abiti chiari e coprenti
- Installare zanzariere a porte e finestre
- Eliminare l’acqua stagnante da sottovasi, secchi, contenitori
- Coprire o svuotare le piscine non utilizzate
- Cambiare frequentemente l’acqua nelle ciotole per animali
Inoltre, il Ministero della Salute ha attivato il numero verde 1500 per fornire informazioni utili alla popolazione.
West Nile in Italia: un virus ormai endemico
Il virus West Nile non è una novità per il nostro Paese. Il primo focolaio fu individuato nel 1998 in Toscana, nei pressi del Padule di Fucecchio. Da allora, soprattutto a partire dal 2008, la presenza del virus si è stabilizzata con focolai annuali in numerose regioni, tra cui Emilia-Romagna, Veneto, Lombardia, Lazio e Sicilia. L’anno più critico è stato il 2018, con 606 casi confermati, di cui 239 nella forma neuroinvasiva. L’Italia resta dunque un territorio a rischio, soprattutto durante i mesi estivi. Per questo è fondamentale mantenere alta l’attenzione e seguire le indicazioni delle autorità sanitarie.