Si rischia uno scontro istituzionale tra Governo e Regioni, soprattutto quelle del Nord. Il Dpcm varato domenica sera dall’esecutivo non è piaciuto a Veneto e Lombardia, che minacciano di riaprire tutto o quasi e proseguono nel loro intento di alleggerimento totale del lockdown. Nessuna riapertura graduale, ma in molti casi l’anticipo di una settimana delle disposizioni che andranno in vigore dal 4 maggio.
“Pura propaganda” per Il Governo, infastidito dal comportamento di Attilio Fontana e Luca Zaia, ritenuto più strumentale ad accogliere consensi che basato sulle valutazione degli esperti. Dagli scienziati continuano ad arrivare consigli alla prudenza che si basano su misure ancora più restrittive di quelle messe in campo dal Governo. Secondo uno studio sarebbe stato più utile aprire solo la metà delle attività per un periodo di prova di due settimane, favorendo il lavoro da casa e continuando a evitare aggregazioni (quindi no anche a rimpatriate fra parenti), tutti con la mascherina e raccomandando il massimo dell’igiene, personale e dei luoghi.
Per questo al premier Giuseppe Conte non va giù la “ribellione” dei governatori del Nord. Anche perché il Dpcm è stato scritto dopo un incontro on line con tutti i presidenti di Regione e l’intenzione del Governo era quella di allentare ancora di più il lockdown, tranne per Piemonte e Lombardia, dove i numeri dei contagi sono ancora alti. Ma l’opposizione da parte di Fontana ha indotto Conte a non proseguire nel suo intento e promulgare norme più restrittive valide per l’intera Penisola.
Il malumore di Palazzo Chigi per l’atteggiamento ritenuto finalizzato solo alla propaganda, proprio delle regioni che ancora sono attacco del virus, è palese, tanto che da più parti nell’esecutivo si fa breccia l’idea di rispondere per le rime alle ordinanze dei governatori. La possibilità di impugnare i provvedimenti non è scartata a priori, anche perché le Regioni possono solo rendere più restrittive le disposizioni del Governo e non allentarle. L’unico fattore che, al momento, impedisce l’aprirsi di un fronte di scontro istituzionale è il tempo. Per l’esecutivo procedere sulla strada dell’impugnazione potrebbe essere inutile, in quanto le decisioni finali rischiano di arrivare tardi. Al momento, quindi, si valuterà ordinanza per ordinanza.
Intanto, le Regioni sembrano proseguire in ordine sparso. In Campania, ad esempio, è consentito uscire per passeggiare dalle 6,30 alle 8,30 e dalle 19 alle 22, ma con l’obbligo della mascherina e senza assembramenti. Passeggiare e non fare jogging, tanto che il presidente Vincenzo De Luca, dopo le immagini del lungomare di Napoli pieno di runners, dalla sua pagina Facebook ha precisato che “il diffondersi di comportamenti irresponsabili, produrrebbe una ripresa forte del contagio e renderebbe inevitabile il ripristino immediato del divieto di mobilità”. Una precisazione che è stata ribadita con una nota dell’Unità di crisi, in cui è espressamente detto che “non è permesso svolgere attività di corsa o jogging, in quanto le dette attività sono incompatibili con l’uso della mascherina perché pericolose ove svolte con copertura di naso e bocca e tenuto conto che chi esercita tali attività emette microgoccioline di saliva (droplet) potenziali fonti di contagio. L’attività motoria permessa (sostanzialmente passeggiate) deve essere svolta in prossimità della propria abitazione, con divieto assoluto di assembramenti e con obbligo di utilizzo delle mascherine e di rispetto della distanza minima di due metri”.
In Lombardia il governatore Attilio Fontana, pur criticando il Dpcm sulla fase 2, al momento non ha emesso alcuna ordinanza, ma vuole permettere lo svolgimento delle messe con i fedeli e consentire la riapertura dal 4 maggio ai negozi al dettaglio. Diversa la situazione nel Veneto, dove Luca Zaia ha espressamente dichiarato che “il lockdown non esiste più”. Quindi ha emanato un’ordinanza in cui sono autorizzati gli spostamenti verso le seconde case e le imbarcazioni ancorate in un Comune diverso da quello di residenza, oltre all’attività motoria in qualsiasi ora del giorno e anche in bicicletta. Infine, in Valle d’Aosta vorrebbero riaprire le scuole in questa primavera e non attendere il mese di settembre, nonostante che la Regione autonoma sia fra le più colpite in Italia per numero di decessi rispetto agli abitanti.