Povertà assoluta in forte aumento in Italia, l’allarme della Caritas: divario di ricchezza sempre più ampio
Ad approfondire questo scenario è il rapporto Caritas, diffuso in occasione della Giornata Mondiale dei Poveri che cade oggi, domenica 16 novembre: Quasi 5,7 milioni di persone vivono condizioni di indigenza. A pagare il prezzo più alto sono giovani tra i 16 e i 34 anni, soprattutto nel Mezzogiorno, e lavoratori con contratti part-time
L’Italia sta attraversando una fase di crescente fragilità economica. È quanto emerge dal nuovo rapporto di Caritas su povertà ed esclusione sociale, che restituisce un quadro allarmante. Questa 29ª edizione, intitolata “Fuori campo. Lo sguardo della prossimità”, e stata diffusa in occasione della Giornata mondiale dei poveri che, cade oggi, domenica 16 novembre. Il documento evidenzia un trend consolidato che colpisce soprattutto i minori e chi vive di lavori precari e poco retribuiti. In Italia le famiglie in povertà assoluta sono oggi 2,2 milioni, pari all’8,4% del totale, segnando un aumento del 43,3% rispetto a dieci anni fa. Nel 2024 i centri Caritas hanno supportato 277.775 nuclei familiari, in crescita del 3% sul 2023 e del 62,6% rispetto al 2014. A questi dati si aggiunge un’ulteriore criticità: almeno 10 milioni di persone dispongono di meno di duemila euro di risparmi, una soglia che le espone a gravi rischi in caso di imprevisti come perdita del lavoro o problemi di salute.
Un disagio che va oltre il reddito
Il rapporto analizza non solo le difficoltà economiche e abitative, ma anche le condizioni di vulnerabilità sociale legate a disoccupazione, bassi livelli di istruzione, irregolarità giuridica, isolamento e carichi familiari. La povertà si presenta sempre più come un fenomeno multidimensionale, fatto di fragilità intrecciate che coinvolgono oltre il semplice reddito. Dallo studio emerge un indice sintetico di vulnerabilità individuale secondo cui il 67% delle persone con maggiori difficoltà — in almeno tre degli ambiti presi in considerazione — rientra nelle fasce di vulnerabilità medio-alta o alta.
Divario di ricchezza sempre più ampio
Il report mette in luce anche l’ampliarsi delle disuguaglianze: il 10% delle famiglie più benestanti detiene il 60% della ricchezza totale. Un divario che, secondo l’analisi, si tramanda tra generazioni, alimentando un circolo vizioso che limita la mobilità sociale e consolida disuguaglianze e privilegi. Mentre dagli anni ’90 il patrimonio medio dei 50mila italiani più ricchi è più che raddoppiato, quello dei 25 milioni più poveri si è ridotto di oltre tre volte, fino ad arrivare a una media di circa 7mila euro a persona. Le categorie maggiormente esposte sono donne, giovani tra i 16 e i 34 anni del Mezzogiorno e lavoratori con contratti part-time. Il tutto si inserisce in un contesto segnato dalla riduzione del potere d’acquisto: l’Italia è infatti l’unico Paese dell’OCSE ad aver registrato una variazione negativa dei salari reali medi tra il 1990 e il 2020, con un calo del 2,9%.
I dati segnalano un ulteriore fronte critico: la povertà energetica. Molte famiglie non riescono a sostenere i costi di energia elettrica e gas, aggravati dagli impatti della crisi climatica. Secondo l’Oipe, nel 2023 le famiglie in questa condizione erano 2,36 milioni (9% del totale), con un aumento di 340mila unità rispetto all’anno precedente: è il valore più alto mai registrato. Le famiglie più fragili destinano l’8,7% della spesa ai servizi energetici, contro il 3,3% dei nuclei più benestanti. Caritas sottolinea la necessità di un welfare energetico che integri sostenibilità ambientale e giustizia sociale, evidenziando come la spesa pubblica per i bonus sia diminuita di un miliardo tra il 2022 e il 2023, costringendo molte famiglie a ridurre i consumi essenziali
Infine, Caritas dedica un’ampia parte del rapporto alla violenza sulle donne, richiamando i dati Eurostat secondo cui una su tre in Italia l’ha subita almeno una volta nella vita. Nel 76% dei casi le donne che si rivolgono ai centri antiviolenza non sono economicamente autonome. Preoccupante anche il coinvolgimento dei minori, testimoni delle violenze nel 77,6% dei casi. Le donne che chiedono supporto hanno prevalentemente tra i 45 e i 54 anni, ma cresce il numero delle più giovani. I percorsi di uscita dalla violenza risultano complessi: mancanza di reti sociali, isolamento, difficoltà di accesso a casa, lavoro e tutele previdenziali sono barriere frequenti.
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