Una serata di ordinaria violenza nel cuore di Santa Maria Capua Vetere si è conclusa, a distanza di sette mesi, con l’apertura delle porte del carcere per quattro giovani tra i 18 e i 20 anni. Il gruppo è accusato di aver rapinato un minorenne lo scorso ottobre, in un’operazione lampo che solo il caso ha impedito si trasformasse in tragedia.
L’agguato col coltello alla gola
I fatti risalgono alla notte del 3 ottobre 2025. La vittima, un 17enne ospite di una comunità per minori non accompagnati, stava attraversando Piazza Mazzini in sella alla sua bicicletta elettrica quando è stato circondato dal branco. La dinamica, ricostruita minuziosamente dai Carabinieri della Stazione di San Prisco, descrive un’azione brutale: mentre uno degli aggressori puntava un coltello a scatto alla gola del ragazzo, gli altri lo bloccavano alle spalle, scaraventandolo a terra per sottrargli il mezzo. Solo il passaggio casuale di una pattuglia dell’Arma ha evitato il peggio, costringendo i malviventi ad abbandonare la bici e a fuggire a piedi tra i vicoli della città.
Svolta nelle indagini e il “vizio” dei social
Nonostante la fuga iniziale, il lavoro coordinato dalla Procura e dai militari della Compagnia di Santa Maria Capua Vetere ha permesso di chiudere il cerchio attorno ai sospettati. Fondamentale è stata la testimonianza della vittima, ma a pesare sulla posizione di uno dei fermati è emerso anche un altro inquietante dettaglio. Le indagini hanno infatti accertato che uno dei componenti della banda si era già reso protagonista di un atto di vandalismo contro un monumento garibaldino nella villa comunale, pochi giorni prima della rapina. A incastrarlo, in quel caso, è stata la sua stessa vanità: l’azione era stata filmata e orgogliosamente pubblicata sui social network.
Le misure cautelari
Alla luce della gravità degli indizi raccolti, il GIP del Tribunale sammaritano ha disposto la custodia cautelare in carcere per i quattro indagati. Sebbene il procedimento sia ancora nella fase delle indagini preliminari e valga per tutti la presunzione di innocenza fino a sentenza definitiva, la misura riflette la pericolosità sociale riscontrata nel modus operandi del gruppo.