Napoli, “ABC” potrebbe diventare S.p.A. I comitati per l’acqua pubblica insorgono
Sit-in di protesta contro la societarizzazione dell’azienda speciale "Acqua Bene Comune". “Difendere "ABC" significa difendere il diritto universale all’acqua dall’assalto dei privati”, denunciano i comitati
Nella giornata mercoledì 10 giugno si è tenuta la Conferenza dei Capigruppo del Comune di Napoli per discutere della proposta di trasformazione dell’azienda speciale “ABC – Acqua Bene Comune” in “società per azioni“. Il Coordinamento Campano per l’AcquaPubblicaha organizzato, per l’occasione, un sit-in di protesta in Piazza Municipio, davanti alla sede del Comune, per ribadire, senza mezzi, termini che “L’acqua non è in vendita”.
Per i comitati per l’acqua pubblica “L’azienda speciale è un modello democratico e partecipato, che funziona e garantisce l’erogazione del servizio a costi contenuti”. Anche se a capitale pubblico, il cambio della forma societaria di “ABC” costituirebbe un primo passo verso la privatizzazione, introducendo le logiche di mercato nella gestione del servizio. L’aumento delle tariffe sarebbe a quel punto inevitabile. “Tutto ciò – sottolineano i comitati – è in contrasto con la volontà popolare che, al Referendum del 2011, si è espressa a favore della gestione pubblica dell’acqua“.
Il comunicato del comitato per l’acqua pubblica
La storia di “ABC”
Nel 2001 l’Ente Idrico sostenne che si dovesse ricorrere alla società per azioni con quota ai privati per la gestione del servizio idrico cittadino. I primi movimenti per l’acqua pubblica ottennero la revoca della delibera. Successivamente, insieme al delegato del sindaco di Napoli per l’assemblea dell’Ente, Maurizio Montalto, i comitati chiesero di affidare la gestione dell’acqua a un’azienda speciale, affinché essa agisse non a scopo di lucro.
La trasformazione di quella che era “ARIN” nell’attuale “ABC” avvenne grazie all’amministrazione De Magistris dopo il Referendum del 2011. Quattro anni dopo, nel 2015, si avanzò anche l’ipotesi di affidare l’intero ciclo integrato ad essa. Ma l’Ente d’Ambito (il consorzio obbligatorio dei Comuni) fu contrario. Lo scontro si concretizzò davanti al TAR e al Consiglio di Stato. Il Comune di Napoli vinse in entrambi i casi e ottenne l’affidamento per una durata di 30 anni.
I comitati in difesa dell’acqua pubblica
La situazione attuale
Con l’elezione a sindaco di Gaetano Manfredi nel 2021 le cose sono cambiate. L’affidamento trentennale del servizio idrico ad “ABC” è stato ridotto a un terzo, in accordo con “EIC” (il vecchio Ente d’Ambito). Il provvedimento avrà validità fino al primo dicembre del 2027, dopodiché la stessa ”EIC” potrebbe prorogarlo fino al 2052. Per l’Antitrust, invece, il nuovo affidamento dovrà escludere la forma giuridica di “azienda speciale”.
Manfredi, messo alle strette, ha inviato una lettera al governatore Roberto Fico, garantendo “Il mantenimento della governance al pubblico e il controllo della finalità del servizio”. La presidente del Consiglio Comunale Enza Amato ha affermato che al momento “Non è prevista alcuna forma di privatizzazione”. Ma la convocazione urgente dei Capigruppo non farebbe ben sperare: i comitati per l’acqua temono che alle parole non seguano i fatti. Non sarebbe infatti la prima volta.
Padre Alex Zanotelli in piazza per l’acqua pubblica
Quale futuro per l’acqua pubblica?
Chiarimenti a riguardo arrivano dalla deliberazione della Corte dei Conti sulla società “Acqua Pubblica Napoli Nord S.p.A.” che gestisce l’acquedotto di Mugnano di Napoli. La Corte ha ribadito che la gestione dell’acqua può essere affidata anche ad aziende speciali. Come sottolineato anche dal professore Alberto Lucarelli, la magistratura contabile smentisce chi ritiene che la trasformazione in società per azioni sia una “scelta obbligata”. Il noto costituzionalista ha messo in evidenza come, dagli atti del Comune di Napoli, si evinca che “La logica non è quella di rafforzare la governance, ma l’apertura al mercato di un bene essenziale come l’acqua“.
Qual è dunque il vero obiettivo del Comune di Napoli? Quali sono i piani di Manfredi e della sua Giunta? E soprattutto, perché tutta questa fretta nel voler trasformare l’azienda speciale in una S.p.A., nonostante la legge del 2022 non sia strettamente vincolante? Sono domande legittime, che fanno sorgere più di un interrogativo sulle reali intenzioni dell’amministrazione comunale. Ai cittadini non resta che vigilare attentamente sul rispetto dell’esito referendario. Manfredi, invece di andare incontro alle richieste dei privati, dovrebbe ascoltare anche i suoi concittadini, gli stessi che lo hanno votato quattro anni fa, e che oggi sono sempre più delusi dal suo mandato.
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