Un’aggressione brutale, il calcio di una pistola in pieno volto e un ultimatum tassativo: lasciare la propria casa e fuggire lontano. È la spirale di terrore in cui è piombato un ex collaboratore di giustizia nel Casertano, costretto ad abbandonare la propria terra insieme alla famiglia sotto la pressione di una violenta intimidazione di stampo camorristico.
La vicenda è emersa all’alba di oggi, lunedì 8 giugno 2026, quando i Carabinieri della Compagnia di Maddaloni hanno blindato la provincia di Caserta per eseguire un’ordinanza di custodia cautelare in carcere. Il provvedimento, emesso dal GIP del Tribunale di Napoli su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia (DDA), ha colpito quattro persone, tutte di nazionalità italiana. Le accuse a loro carico sono pesanti: violenza privata aggravata e continuata in concorso, oltre a detenzione e porto abusivo di arma da fuoco, con l’aggravante del metodo mafioso.
La ricostruzione delle indagini: dal pestaggio all’esproprio forzato
Le indagini, condotte dal Nucleo Operativo di Maddaloni tra aprile e giugno di quest’anno, hanno svelato una strategia criminale meticolosa, fatta di pedinamenti e minacce costanti. Secondo gli inquirenti, gli indagati avrebbero fatto irruzione nell’abitazione dell’ex pentito, colpendolo violentemente prima di imporgli il trasferimento fuori regione. Il piano della banda, tuttavia, non si sarebbe fermato alla cacciata della vittima. Successivamente, il gruppo ha preso di mira i parenti rimasti sul posto, tentando di imporre loro una somma di denaro puramente simbolica. Un finto “risarcimento” per mascherare quello che era a tutti gli effetti un esproprio forzato, finalizzato a occupare abusivamente l’immobile e destinarlo ad altri soggetti vicini agli indagati. Per stringere il cerchio attorno ai quattro arrestati, i militari si sono avvalsi di pedinamenti tradizionali, analisi dei filmati delle telecamere di videosorveglianza pubbliche e private e diverse testimonianze.
Si ricorda che i provvedimenti eseguiti rientrano nella fase delle indagini preliminari. Per tutti i destinatari delle misure cautelari vige il principio di presunzione di innocenza fino a un’eventuale sentenza di condanna definitiva.