Un’offensiva mediatica e di piazza per difendere i pilastri della Dieta Mediterranea e la sopravvivenza stessa delle aziende agricole. Gli agricoltori della Coldiretti Campania sono scesi in piazza a Napoli – in contemporanea con altri dodici capoluoghi italiani – per protestare davanti alle Prefetture contro quelle che definiscono vere e proprie manovre di “trafficanti di cibo“. Al centro della mobilitazione, il crollo pilotato dei prezzi di grano e olio extravergine d’oliva, schiacciati da speculazioni finanziarie e importazioni fuori controllo. «Inganni e mancanza di trasparenza mettono a rischio la salute dei cittadini e la tenuta dei nostri produttori, già stremati dall’impennata dei costi aziendali legati alla guerra in Iran», ha denunciato Ettore Bellelli, presidente di Coldiretti Campania, illustrando il manifesto programmatico consegnato ai prefetti.

Il paradosso dell’olio: i conti non tornano
Il comparto dell’olio extravergine d’oliva vive un momento drammatico. Secondo i dati del Centro Studi Divulga, nell’ultimo anno le quotazioni all’origine sono crollate del 50%, a fronte di costi colturali aumentati di oltre 200 euro per ettaro. Coldiretti evidenzia un enorme corto circuito matematico nei registri di filiera: l’Italia produce circa 234 milioni di litri di extravergine, ma ne consuma internamente 461 milioni e ne esporta 318 milioni. Per colmare il divario, vengono importati ben 545 milioni di litri l’anno. Il sospetto è che una fetta consistente di questo prodotto estero venga “italianizzata” grazie alle maglie larghe del codice doganale sull’ultima trasformazione sostanziale, una norma di cui l’associazione chiede l’immediata cancellazione. Per contrastare il fenomeno, gli agricoltori chiedono l’adozione di sistemi di controllo tecnologici e oggettivi, come la risonanza magnetica e la mappatura isotopica, capaci di blindare l’origine geografica del prodotto e di essere utilizzati come prove legali nei processi. Tra le richieste spiccano anche lo stop all’olio a dazio zero dalla Tunisia e il divieto di miscelare l’extravergine con sottoprodotti trattati termicamente.



