All’Associazione nazionale docenti universitari (Andu) non piace il decreto legge “Rilancio” del Governo Conte; i vertici del sodalizio chiedono a studenti, docenti e precari di fare fronte comune. L’obiettivo è rifondare l’università sui principi democratici dell’accesso al sapere e in controtendenza con le politiche adottate negli ultimi dieci anni, che ne hanno prodotto una trasformazione negativa in “università-azienda”. Con il suo documento, l’Andu critica le istituzioni governative, che stanno gestendo da settimane l’emergenza socio-sanitaria provocata dal Covid-19. L’associazione si lamenta del fatto che dei 55 miliardi previsti nell’ultima versione del decreto legge “Rilancio”, solo 1,4 miliardi sarebbero destinati al settore dell’università e della ricerca, mentre per Alitalia ne verranno stanziati più del doppio. Le proposte di modifica del decreto legge da parte dell’Andu coinvolgono studenti, docenti e ricercatori.
L’associazione chiede al Governo che il numero delle borse di studio non venga semplicemente ampliato, come prevede attualmente il decreto, ma che queste siano assegnate a tutti gli idonei. Inoltre, occorrerà deliberare un programma per l’eliminazione graduale del numero chiuso, al fine di consentire che, in quattro o cinque anni, ci siano le condizioni da parte degli atenei per accogliere tutti gli studenti. Tra le misure più urgenti per l’Andu, va considerata l’abolizione del numero chiuso anche per le università di medicina, che solo nel 2020, dovrebbero garantire l’accesso ad almeno 20mila studenti, per far fronte alla perdita in Italia di circa 45mila medici.

