Ritrovate sei sculture in marmo, attribuite all’artista napoletano Domenico Antonio Vaccaro, appartenenti alla diocesi di Nola. Le attività di indagine sono iniziate nel settembre 2019 e l’operazione, formalmente, terminerà domani 8 luglio, quando, alle ore 11, il maggiore Michelangelo Lobuono, comandante del nucleo carabinieri tutela patrimonio culturale di Roma, restituirà le opere raffiguranti angeli/putti al vescono di Nola, Francesco Marino. L’incontro avverrà presso la diocesi di Nola e segnerà la fine di un’importante attività di contrasto alla commercializzazione di beni culturali illecitamente sottratti. Le sei sculture a opera di Domenico Antonio Vaccaro furono rubate tra il 1970 e il 1999 dalla chiesa di Santa Maria del Plesco, situata a Casamarciano, in provincia di Napoli. L’autore delle sculture in marmo, Vaccaro, è vissuto a cavallo tra il Diciassettesimo e il Diciottesimo secolo, esplorando quindi le correnti del barocco e del rococò. È stato, inoltre, autore anche di importanti chiese napoletane.
Il 13 settembre dello scorso anno sono state avviate le indagini per il recupero delle sculture: presso un esercizio commerciale di settore a Roma, sono state rinvenute tre delle sei sculture attribuite a Vaccaro, in seguito sequestrate. I rilievi fotografici dei beni esposti, riscontrati essere di elevato pregio e fattura, sono stati poi confrontati con le immagini della banca dati dei beni culturali illecitamente sottratti, cioè il più grande database di opere d’arte rubate al mondo, gestito dal comando dei carabinieri tutela patrimonio culturale. Grazie a questi controlli, le forze dell’ordine hanno potuto individuare le sculture in questione, riconosciute quindi come provento di furto ai danni della chiesa di Casamarciano, oggetto di vere e proprie razzie negli anni. L’investigazione poi si è estesa anche verso altri siti, in quanto mancavano ancora metà delle sculture da recuperare. Successivi approfondimenti, coordinati dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Roma, hanno consentito di riconoscere e recuperare altre due sculture che erano diventate proprietà di un antiquario di Palermo; l’ultima scultura, invece, anche questa recuperata, era stata acquistata da un privato cittadino residente nella provincia di Cremona.

