Le maglie della giustizia si stringono e le forze dell’ordine ottengono un nuovo, importante risultato. Nelle prime ore di questa mattina, al termine di un’indagine coordinata dalla Procura della Repubblica di Benevento, gli uomini della questura e del comando provinciale della guardia di finanza di Benevento hanno eseguito una misura di custodia cautelare in carcere, disposta dal Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Benevento, nei confronti di un cittadino beneventano di 56 anni, residente a Montesarchio.
Innumerevoli le accuse a suo carico: associazione per delinquere, trasferimento fraudolento di beni, truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche, dichiarazione fraudolenta mediante altri artifici, indebita compensazione, nonché un decreto di sequestro preventivo di sette società, comprensive degli asset aziendali, di beni strumentali, di beni mobili e immobili alle stesse intestate (con sedi legali e unità operative sparse su tutto il territorio nazionale) operanti nei settori alberghiero, della consulenza tecnologico-informatica, dei rifiuti, del noleggio autovetture, del commercio di prodotti petroliferi e della fabbricazione di mobili. Le società sono risultate essere tutte riconducibili all’arrestato, per un valore di oltre 3 milioni di euro, oltre a un immobile fittiziamente intestato a un’indagata. Inoltre, sono in corso di esecuzione un decreto di sequestro preventivo finalizzato alla confisca per equivalente, per un valore di 1.059.858,76 euro, relativo a depositi bancari, titoli finanziari, beni mobili e immobili nella disponibilità di quattro società a responsabilità limitata e un decreto di sequestro preventivo finalizzato alla confisca per equivalente per un valore di 1.291.605,59 euro, scaturito da due truffe perpetrate a danno dello Stato per l’erogazione di contributi pubblici.
Il provvedimento è stato adottato al termine di una complessa e articolata attività d’indagine, eseguita dal personale della squadra mobile e dai militari del nucleo di polizia economico finanziaria della guardia di finanza di Benevento, culminata con il deferimento in stato di libertà di altre 17 persone, a vario titolo coinvolte, per i medesimi delitti, ai quali si aggiunge il reato di favoreggiamento personale finalizzato all’elusione delle attività di investigazione condotte durante le indagini preliminari. A tal proposito sono in corso ulteriori accertamenti tesi a verificare l’esistenza di illecite rivelazioni di segreti di ufficio.
Le operazioni condotte a carico dell’imprenditore, pluripregiudicato ed elemento di spicco della criminalità operante nella Valle Caudina, hanno consentito di acquisire gravi indizi in ordine a un programma sistematico di intestazione fittizia di società, beni immobili e mobili posta in essere dal medesimo, allo scopo di eludere le disposizioni di legge in materia di misure di prevenzione patrimoniali. La ricostruzione puntuale delle singole vicende ha fatto leva su indicazioni documentali corroborate dall’esame delle risultanze patrimoniali degli intestatari fittizi e narrativamente sostenute dalle intercettazioni delle conversazioni intervenute tra l’arrestato e i diversi soggetti (collaboratori, familiari o altri imprenditori), che con lui colloquiavano per motivi attinenti ai fatti contestati. È stato così possibile evidenziare la natura fittizia di tutti i trasferimenti oggetto delle contestazioni.
I trasferimenti operati, lungi dal costituire il frutto di genuine operazioni societarie e commerciali, hanno rappresentato solo lo schermo dietro il quale il criminale, dopo una lunga detenzione e una successiva sottoposizione alla misura di prevenzione personale della sorveglianza speciale, effettivo dominus delle aziende materialmente gestite, ha tentato di porre al riparo le sue imprese e i suoi beni, immobili e mobili, dai rischi di una possibile confisca di prevenzione, potendo a tal fine confidare sulla collaborazione di diversi soggetti, appartenenti alla sua cerchia familiare, amicale e lavorativa. Si tratta a ben vedere di movimenti privi di ragionevolezza economica ovvero contrastanti con emergenze documentali o, ancora, smentiti dal contenuto delle conversazioni intercettate, lette al lume delle disponibilità patrimoniali dei protagonisti.
Gli inquirenti hanno verificato come gli interessi dell’arrestato si siano spostati verso un’attività criminosa più raffinata e redditizia, indirizzando la gestione delle sue società all’arricchimento personale attraverso guadagni non dichiarati né tracciabili. L’elevatissima disponibilità economica del soggetto in questione lo ha indotto a utilizzare meccanismi interpositori per creare una realtà imprenditoriale apparentemente terza, non a lui attribuibile, al fine di blindare il suo patrimonio, concretamente aggredibile con misure ablative di prevenzione. Un personaggio di elevata caratura criminale, che ancora si accredita come un effettivo, temibile centro di potere illecito con capacità attuali di penetrazione e diffusione: le persone che entrano in contatto con lui gli sono totalmente asservite. Il pregiudicato ha imposto la propria presenza ramificando e diversificando la propria attività nel territorio caudino, da quella economica a quella sociale e assistenziale. In questo modo ha intensificato il controllo del territorio caudino.
L’uomo, rigenerandosi come imprenditore, ha eretto un sistema economico illegale, che ha invaso e corrotto l’economia regolare, alterandone il funzionamento, bloccandone la crescita e pregiudicando il tessuto produttivo sano del territorio di Montesarchio, favorendo rapporti di contiguità e collusione, variamente definiti, dove le due realtà si sfiorano, si incontrano, si sovrappongono. Emblematica in tal senso è la gestione del servizio di accoglienza ai cittadini stranieri richiedenti protezione internazionale presso una struttura recettizia di Apollosa. Tali attività, appetibili, specie se finanziate da politiche pubbliche e sussidi ad hoc, corroborano ulteriormente la forte capacità imprenditoriale dell’indagato nel costruire i propri centri di potere e nell’individuare nuove opportunità di guadagno, velocemente reinvestito in altri mercati illegali. Il mancato rispetto di normative e regolamentazioni (oneri fiscali, contributivi), inoltre, gli ha consentito di prevalere sul mercato, con prezzi più bassi, qualità scadente del materiale impiegato, forza lavoro in nero o a intermittenza, facendo fuori i possibili competitors.
Inoltre, nel corso delle indagini, è stata scoperta l’esistenza di un’ associazione costituita dall’arrestato e da altri indagati, organizzata sulla base di regole criminali attraverso automatismi delinquenziali ben collaudati, che ha operato in maniera sistematica per la commissione di reati di truffa aggravata ai danni dello Stato, di dichiarazione fraudolenta mediante artifici, di indebita compensazione e in genere di reati contro l’economia, con una netta ripartizione dei ruoli tra i sodali. Le condotte delittuose descritte sono state poste in essere attraverso operazioni societarie e finanziarie, realizzate anche grazie all’apporto di professionisti, afferenti la gestione di molteplici società, la maggior parte delle quali riconducibili al principale indagato e, in concreto, non operative ma utilizzate precipuamente per finalità elusive o per la fittizia assunzione di personale. Modalità operative particolarmente elaborate, come testimonia la circostanza che uno degli indagati, con dimora in Svizzera, provvedeva a portare in Italia in contanti parte delle somme erogate per il finanziamento pubblico, circa 600mila euro in banconote di franchi svizzeri, per la distribuzione tra i coindagati.
Nella fase preliminare di esecuzione del provvedimento di sequestro sono stati già individuate numerose possidenze immobiliari e mobiliari registrate, autovetture e disponibilità finanziarie afferenti a conti correnti e rapporti finanziari. È stata altresì sequestrata la somma di 100mila euro in contanti. La ricerca del denaro è stata effettuata anche con l’impiego di idonea strumentazione tecnica fornita dalla polizia scientifica della Direzione centrale anticrimine della polizia di Stato, nonché con l’ausilio di unità cinofile cash-dog della guardia di finanza, specializzate nella ricerca e nel rinvenimento di denaro contante. Sono poi in corso di effettuazione, presso vari istituti di credito, sistematiche operazioni di ricerca finalizzate all’individuazione di disponibilità bancarie e finanziarie, che saranno sottoposte a sequestro, fino alla concorrenza del tributo evaso.
L’operazione ha visto il coinvolgimento di circa 130 appartenenti alle forze dell’ordine, oltre al personale della questura, del comando provinciale della guardia di finanza di Benevento, del reparto prevenzione crimine della polizia di Stato di Napoli e Bari, delle unità cinofile dell’Ufficio prevenzione generale e soccorso pubblico della questura di Napoli, degli uomini del compartimento di polizia postale di Napoli, del nucleo Pef e dei Reparti del comando provinciale della guardia di finanza di Benevento ed è tuttora in corso: sono oltre 50 le perquisizioni che si stanno eseguendo su tutto il territorio nazionale.
Segui già la pagina Facebook Il Crivello.it?