Il mondo del giornalismo perde un’altra importante figura: è morto Arrigo Levi, a 94 anni. Levi si è spento nella sua casa romana, dopo essere stato in ospedale per un lungo ricovero. Il giornalista e scrittore era nato a Modena il 17 luglio del 1926 e la sua è stata una vita vissuta appieno: appartenente a una famiglia della comunità ebraica emiliana, nel 1942 fu costretto a trasferirsi con i propri genitori in Argentina, per sfuggire alle persecuzioni delle leggi razziali. Ed è proprio a Buenos Aires, un anno dopo e con gli studi universitari già avviati, che iniziò la carriera giornalistica: lavorò infatti come collaboratore de L’Italia libera, la testata del Partito d’azione.
A guerra terminata Arrigo Levi ritornò, sempre con la propria famiglia, nella sua terra natia. Qui completò gli studi laureandosi in Filosofia e continuò la carriera giornalistica: si trasferì prima in Israele, partecipando anche alla prima guerra arabo-israeliana e dando un importante contributo attraverso le corrispondenze per diversi giornali del conflitto, per poi trasferirsi a Londra. Nella città inglese lavorò al programma Radio Londra della Bbc. Tra i primi incarichi più importanti quello a Mosca, nel 1960, dove si spostò, diventando corrispondente del Corriere della sera e poi de Il Giorno. Sei anni dopo arrivò alla Rai dove condusse il telegiornale fino al 1968, diventando il primo giornalista ad essere inserito in quel ruolo, fino a quel momento ad appannaggio solo degli speaker professionisti. L’anno dopo divenne inviato de La Stampa, fino a diventarne il direttore nel 1973. Dal 1979 al 1983 collaborò con il Times e nel 1988 divenne capo editorialista del Corriere della sera.

