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Home Politica

Dalle sezioni di partito ai social, la parabola discendente della politica

Ignazio Riccio di Ignazio Riccio
31 Gennaio 2020
in Politica

La caduta in verticale della politica, a tutti i livelli, trova la sua matrice nel passaggio epocale dalle sezioni dei partiti ai social network. Dalle fabbriche delle idee, luoghi di formazione per le classi dirigenti e di aggregazione tra cittadini, si è finiti nelle piazze virtuali del web, dove le nuove generazioni di militanti politici si mescolano a sconosciuti internauti, che disquisiscono di strategie e commentano atti amministrativi in maniera approssimativa e, spesso, volgare.

Il caso di Aversa dell’assessore alla Cultura Luisa Melillo, attaccata su Facebook con argomentazioni sessiste e poco eleganti, è un esempio lampante dei passi indietro fatti dalla politica. Nei circoli (così si chiamano oggi i resti dei partiti) si discute in maniera sterile solamente di tessere e incarichi, utilizzati come bacini di “potere” personale, per scalare posizioni negli enti locali e strumentali e nelle società partecipate.

Di argomenti politici, se, in maniera generosa, così vogliamo definirli, si parla solo sui social. Si assiste sgomenti a un proliferare di gruppi, pagine, su Facebook e altri network, in contrapposizione tra loro; la sfida è avere più “mi piace” dell’avversario politico e riuscire a farsi seguire da un numero superiore di internauti. Questo giochetto privo di contenuti permette a chiunque di entrare in contatto diretto con il politico e l’amministratore del proprio territorio, ma il confronto non è diretto, solo virtuale.

Nel periodo precedente alla perdita di consistenza delle “ideologie”, ormai da considerarsi preistorico, il politico, locale o nazionale, incontrava personalmente gli elettori, coltivava un rapporto fisico con i cittadini del collegio dove veniva votato e rappresentava nel Palazzo le istanze di quelle comunità.

Oggi, ci si limita ad aprire una pagina sui social, dove il confronto avviene attraverso lo schermo di un telefonino o di un computer con persone di cui non si conosce nulla, magari neppure l’identità, poiché probabilmente sono nascoste dietro un profilo falso. Ed ecco che si verificano, all’ordine del giorno, vicende deplorevoli e squalificanti come quella riguardante l’assessore aversano Melillo.

Sempre ad Aversa, qualche tempo fa, il sindaco Alfonso Golia fu addirittura minacciato da un ragazzino su Facebook, perché non aveva chiuso le scuole nonostante l’allerta meteo. Un delirio su una legittima decisione amministrativa, che svilisce il ruolo della politica, annacquandola in un populismo infruttifero.

Nessuna demonizzazione dei nuovi mezzi di comunicazione, ci mancherebbe, però la classe dirigente dovrebbe porsi un interrogativo prima che si vada alla deriva. Non sarebbe meglio coniugare le diverse forme di partecipazione popolare essendo capaci di mantenere una presenza sul territorio, sui media tradizionali e sul web? Resta un’unica preoccupazione: ma è in grado questa classe dirigente di fare tutto ciò?

 

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Tags: facebook
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