Avevano creato una fitta rete di truffe, in Puglia, ai danni di anziani, molto spesso soli, e quindi considerati come prede più facili, spacciandosi per avvocati o per i parenti delle stesse vittime. I carabinieri della compagnia di San Vito dei Normanni, nel Brindisino, assieme ai colleghi delle compagnie di Napoli Centro, Napoli Vomero, Napoli Stella, Poggioreale, Casoria e Torre del Greco, hanno applicato le misure della custodia cautelare in carcere e degli arresti domiciliari nel confronti di sei soggetti, tutti residenti nella provincia di Napoli, per i reati di associazione per delinquere finalizzata alle truffe aggravate, truffa e tentata truffa aggravata in concorso. Nello specifico, è stata posta un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di F. R. e A. S., entrambi di Napoli e rispettivamente di 20 e 27 anni, considerati i “capi” del gruppo. Agli arresti domiciliari, invece, sono finiti E. V., 30 anni napoletano, E. L., 24 anni e anch’egli di Napoli, V. S., quarantaduenne originario di San Giorgio a Cremano e, infine, A. A., 22 anni napoletano.
L’attività illecita è stata perpetrata, nello specifico, nei mesi da giugno ad agosto 2019, nei comuni brindisini di Ostuni, Latiano, San Pancrazio Salentino, San Vito dei Normanni, Ceglie Messapica e Fasano. Le vittime dell’associazione a delinquere erano gli anziani residenti in tali località, molto spesso soli. Durante le indagini è emerso il quadro generale secondo cui sono state effettuate le truffe, attraverso un sistema particolare comprendente un telefonista, operante da Napoli, e diversi trasfertisti in continuo movimento tra i comuni italiani. I truffatori presenti sul luogo, una volta individuate le potenziali vittime, effettuavano un periodo di osservazione che si concludeva dando al telefonista le generalità dei malcapitati. La persona ferma a Napoli, quindi, continuava le proprie ricerche trovando altre informazioni circa il bersaglio acquisito, fino ad arrivare al recapito telefonico. A questo punto, il malfattore si presentava, sempre telefonicamente, attraverso più identità: poteva, infatti, vestire i panni di un avvocato difensore di un prossimo familiare della vittima che era stata trattenuta dai carabinieri a seguito di un incidente stradale, proponendo un versamento cauzionale di diverse migliaia di euro per evitare l’arresto. Oppure, addirittura, faceva finta di essere il nipote di uno degli sventurati anziani, chiedendo di versare una certa somma a un corriere che si sarebbe presentato fuori l’abitazione di lì a poco per saldare in contrassegno. La truffa proseguiva con il telefonista che dava via libera a uno dei trasfertisti, che giungeva davanti alle case delle vittime a seconda della storia inventata in quel momento.


