A soli ventisei anni, Emilia Zamuner, a seguito di un’accurata formazione artistica, è già riuscita ad ottenere prestigiosi riconoscimenti nel mondo del jazz: dal primo posto al “Premio Internazionale Massimo Urbani” al prestigioso premio “Vita Vita” al Festival di Civitanova, ottenendo poi, grazie al consenso di pubblico e critica, il secondo premio al “Ella Fitzgerald Competition” di Washington nel 2019, unica italiana tra i partecipanti.
Incuriositi da una così giovane promessa, già coinvolta in collaborazioni con celebri personaggi del panorama musicale e impegnata nell’incisione di un disco intitolato Chi tene o mare, dedicato ai pezzi memorabili di Pino Daniele, abbiamo deciso di rivolgere una serie di domande.
Emilia, quali sono state le tappe che ti hanno permesso di conseguire questi risultati?
“La prima tappa è stata sicuramente il Conservatorio a Napoli “San Pietro a Majella” che mi ha permesso di conoscere il jazz, la musica che mi ha caratterizzato, aprendomi le porte per conseguire il “Premio Massimo Urbani”, il riconoscimento che ha inaugurato tutto ciò che è venuto dopo, poiché mi ha permesso di conoscere figure quali Massimo Moriconi, con cui collaboro tutt’ora”.
Tanti sono gli ostacoli che è possibile incontrare in questo campo, anche e soprattutto per la grande concorrenza. Quali sono state le maggiori difficoltà che hai dovuto affrontare?
“Io sono figlia d’arte e, come per tutti i figli d’artisti, è difficile abbattere il falso mito del successo dovuto non al mio talento, bensì all’intermediazione della mia famiglia. Più che una difficoltà, parlerei di dispiacere. Solo attraverso lo studio e le successive dimostrazioni delle mie capacità sono riuscita a superare questo ostacolo. D’altra parte senza passione e reale talento nessun traguardo è facilmente raggiungibile”.
Ogni artista sin dall’infanzia, come è capitato anche a te, coglie la propria particolare attitudine. Ma cos’è che ti ha spinto a fare del tuo sogno il tuo futuro?
“Il merito va a mia nonna. Dopo la sua morte ho attraversato un periodo di rinuncia, durante cui mi sono allontanata dal pianoforte e dalla musica, essendo venuta meno la mia prima motivatrice. Successivamente pensare di realizzare il desiderio di mia nonna di vedermi lavorare con la mia passione per il canto è stata un’ulteriore spinta a riprendere gli studi; era lei a ripetere e a pensare che questo sarebbe stato il mio futuro”.
Sei sempre stata una giovane appassionata di musica, partendo dallo studio del pianoforte, approdando poi alla tua principale passione, il canto. Ma cosa ti ha avvicinato al jazz?
“È stato un caso in realtà, perché iniziai il Conservatorio per studiare canto e, oltre a quello lirico, l’unico possibile era il jazz. Mi ci sono appassionata e ci ho trovato anche molte caratteristiche a me congeniali. A volte si è un po’ razzisti nei riguardi dei generi musicali che invece possono essere delle vere rivelazioni, come nel mio caso”.
Sappiamo bene che il più delle volte la maggiore difficoltà risiede nella capacità di sapersi destreggiare all’interno di una società che non sempre offre a tutti l’opportunità di emergere attraverso adeguati contatti lavorativi. Nel tuo caso, ti sei sentita appoggiata e seguita o hai dovuto tracciare la tua strada restando a lungo in balìa dell’incertezza e della precarietà?
“In realtà l’appoggio maggiore l’ho ottenuto dal pubblico, è stato il pubblico a dimostrarmi interesse e a darmi sempre una buona risposta. Il più delle volte è stato questo a spingermi a proseguire in maniera autonoma, gestendo da sola iniziative organizzate da me direttamente. Credo che se si intraprende qualsiasi mestiere con il presupposto che non si riuscirà a gestire e realizzare le proprie ambizioni, diventa banale continuare. È la passione, quella vera, che spinge a non demordere. Le persone comprendono che tutto ciò che voglio è lasciare in loro qualcosa”.
Queste le parole di una giovane che è stata capace, con impegno e caparbietà, di raggiungere presto i suoi obiettivi, perseguendo la sua passione nel migliore dei modi e impegnandosi direttamente anche nell’insegnamento presso il Centro della Voce di Marina Tripodi e al Conservatorio di Potenza. Il suo scopo principale? Essere in grado di accendere nei suoi ragazzi quello stesso interesse che l’ha condotta dove è ora, e poter passare del tempo, quotidianamente, con persone con cui condividere un sogno.
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