Erano le ore 17.15 del 23 settembre di 77 anni fa, quando il feldwebel, vicecapo plotone, Hansel Feiten diede l’ordine di sparare contro un coraggioso giovane di 22 anni, colpevole di aver sacrificato la propria vita per salvare quella di 22 innocenti, condannati dai soldati nazisti al rastrellamento. Quel giovane era il vicebrigadiere Salvo D’Acquisto.
Salvo D’Acquisto
Il motivo della fucilazione nei confronti del militare, insignito della medaglia d’oro al valor militare alla memoria, fu l’esplosione di alcune casse di munizioni, che il giorno precedente uccise un soldato tedesco e ne ferì due. Le casse furono depositate in una caserma abbandonata della guardia di finanza, nella località Torre di Palidoro, poco lontano da Torrimpietra, luogo dove sorgeva la stazione dei carabinieri comandata proprio da Salvo D’Acquisto.
Nonostante si fosse trattato di un incidente, l’evento fu ritenuto dalle milizie tedesche uno spregiudicato attentato organizzato dagli italiani nei loro confronti. D’Acquisto provò a persuaderli che si era trattato di un inconveniente, ma l’ufficiale nazista non diede peso alle sue spiegazioni, ordinò di rastrellare 22 persone a caso tra gli abitanti del piccolo paese della provincia romana, per condurle nei pressi della Torre di Palidoro, in nome di un’efferata vendetta nei confronti del popolo italiano, basata su fatti mai accaduti. I condannati furono tutti interrogati sommariamente, ma la loro versione non fu ascoltata. Salvo D’Acquisto, vista la brutta piega presa dagli eventi, decise di rivolgersi a un ufficiale nazista e offrì la propria vita in cambio del rilascio degli ostaggi, già costretti a scavarsi da soli la fossa. Il vicebrigadiere, poco prima della sua onorevole morte gridò fieramente: “Viva l’Italia”. Una semplice frase che fu espressione di libertà da parte del carabiniere napoletano e che simboleggiò la volontà di indipendenza del popolo italiano dalla violenta e repressiva occupazione nazifascista.
Oggi, 77 anni dopo il suo gesto eroico e a pochi giorni dal 100° anniversario della sua nascita, i militari dell’Arma hanno commemorato il suo sacrificio. A Napoli, il comandante interregionale “Ogaden”, generale di corpo d’armata Adolfo Fischione, insieme al comandante della legione carabinieri “Campania”, il generale di divisione Maurizio Stefanizzi e al comandante provinciale dei carabinieri di Napoli, il generale Canio Giuseppe La Gala, ha adagiato un cuscino di fiori sulla tomba dell’eroe, custodita nel complesso monumentale di Santa Chiara, nel capoluogo campano. Successivamente, una rappresentanza militare ha reso gli onori all’eroe ed è stata deposta in presenza del prefetto Marco Valentini una corona d’alloro sul monumento recentemente restaurato, in quella piazza che ha preso il nome del carabiniere che ha sacrificato la propria vita in nome della libertà di tutto il popolo italiano.
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