È sul tavolo del governo l’ipotesi di prorogare lo stato di emergenza per la pandemia da Coronavirus fino al prossimo 31 gennaio. La decisione, che appare inevitabile data la crescita generalizzata dei casi di positività in tutto il Paese e nel resto del mondo, prolungherebbe quindi ulteriormente la misura in scadenza il prossimo 15 ottobre, portandone la durata complessiva a un anno esatto. I primi provvedimenti in tal senso per il contrasto dell’epidemia, infatti, furono messi in campo il 31 gennaio 2020. A suggerire la proroga dello stato di emergenza sarebbe stato un dossier del Comitato tecnico-scientifico, che sarebbe stato discusso nel corso di una riunione tra il presidente Conte e i capi delegazione. Altro elemento all’ordine del giorno per il governo sarebbe la sensibilizzazione dell’opinione pubblica nei confronti dell’app Immuni, che ad oggi non sembra aver attecchito tra gli italiani. Tra le ipotesi, quella lanciata da Alfonso Bonafede del Movimento 5 Stelle di una maratona televisiva che inviti tutti a scaricare l’applicazione.

Sui dati preoccupanti che arrivano da diverse parti d’Italia si era espresso nei giorni scorsi anche Walter Ricciardi, consigliere del ministro della Salute Roberto Speranza, ìl quale di fronte all’aumento costante dei contagi da Coronavirus in molte regioni, specialmente in Campania e Lazio, aveva lanciato l’allarme e invitato i cittadini e le istituzioni alla massima allerta. In un’intervista rilasciata al quotidiano La Stampa, Ricciardi aveva avvertito che di fronte alla crescita dei casi di positività, nuove restrizioni e, forse, delle chiusure saranno necessarie e inevitabili per contrastare il contagio e la diffusione della pandemia. Il medico partenopeo aveva posto l’accento, in particolare, sull’andamento della curva epidemiologica, in forte crescita già dalla metà di settembre a causa del rientro dalle vacanze estive, la quale subirà quasi sicuramente una nuova impennata nelle prossime settimane a causa sia dell’accavallarsi del Covid-19 all’influenza stagionale, sia per l’esplosione di nuovi possibili focolai nelle scuole e nelle università. Le parole poco rassicuranti di Walter Ricciardi erano state precedute qualche giorno fa dalle dichiarazioni di Maurizio Di Mauro, direttore dell’ospedale Cotugno di Napoli, che ai microfoni di Radio Crc Targato Italia, aveva sottolineato come i contagi da Coronavirus non siano più legati a casi di ritorno da altre parti d’Italia e del mondo, ma a piccoli focolai scoppiati all’interno del territorio regionale. Di Mauro era apparso timoroso riguardo all’abbassamento del grado di attenzione dei cittadini, soprattutto durante situazioni dove, inevitabilmente, si creano assembramenti: “Ho seguito eventi come quello di San Gennaro – aveva affermato – ho visto troppe persone non indossare la mascherina e non rispettare il distanziamento. Non c’è più controllo. L’età media si sta rialzando e ciò vuol dire che a pagarne le conseguenze sono le persone più anziane o che hanno patologie pregresse”.

