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Home Cronaca

La testimonianza di un vigile del fuoco a 40 anni dal terribile terremoto in Irpinia (Gallery)

L’attuale capo reparto dei pompieri di Avellino, Pellegrino Iandolo, ricorda i racconti del padre in quei giorni di disperazione

redazione di redazione
22 Novembre 2020
in Cronaca

Il 23 novembre del 1980, alle ore 19.34, un fortissimo terremoto di magnitudo 6,8 della scala Richter, investì un’area di 17mila chilometri quadrati, con epicentro ubicato tra Campania e Basilicata. Novanta secondi di terrore che provocarono la distruzione di numerose città delle province di Avellino, Salerno e Potenza. Al termine delle operazioni di soccorso si contarono 2.914 corpi senza vita recuperati, circa 10mila furono i feriti e quasi 400mila i senzatetto. I vigili del fuoco furono tra i primi a intervenire per aiutare quasi quattro milioni di terremotati bisognosi di soccorso.

Giunsero da ogni parte d’Italia 4.300 unità operative e oltre mille automezzi. Con sforzo incessante, spesso sotto la neve e la pioggia, per ben 48 giorni, i pompieri lavorarono senza sosta fino al 5 gennaio del 1981, quando fu rinvenuta l’ultima vittima. “Il generoso slancio di quelle terribili ore – afferma Pellegrino Iandolo, attuale capo reparto dei vigili del fuoco di Avellino – la capacità di condividere le sofferenze di quelle famiglie così duramente colpite, l’apporto prestato per la risoluzione di tante problematiche e per la rinascita delle zone colpite, caratterizzarono l’operato dei pompieri, rimasti per tanti anni nei cuori dei sopravvissuti”.

Sono trascorsi 40 anni da quell’evento, ma i ricordi non sono minimamente scalfiti. Iandolo ci regala una testimonianza personale di quei tempi. “Mio padre, come me, era un vigile del fuoco del comando di Avellino – dice – e quella domenica, come sempre quando montava di sera, scese da casa intorno alle ore 19.25. Fece appena in tempo a superare via Generale Cascino, nei pressi di piazza della Libertà, quando vide, alle sue spalle, i palazzi crollare. Con non poche difficoltà riuscì a raggiungere la vecchia caserma in via Annarumma e noi della famiglia non lo rivedemmo che dieci giorni dopo”. 

Iandolo rivive quelle settimane di disperazione. “I suoi racconti – continua – erano lucidi e precisi. Nei primi momenti non si ebbe la percezione della gravità della situazione e i vigili intervennero, anche a piedi, in centro città, a portare l’opera di soccorso, spesso a mani nude. Il giorno successivo al sisma gli fu comandato di accompagnare le sezioni operative dei colleghi provenienti dal nord Italia, nelle aree maggiormente colpite di Lioni, Conza della Campania e Teora. Ci descrisse quel che vide e io lessi nei sui occhi lo stupore e il dramma, le stesse sensazioni che, per uno scherzo del destino, ho provato il 6 aprile del 2009, allorquando fui a Onna, una frazione della città dell’Aquila, e vidi il crollo di ogni costruzione”.

Il capo reparto dei vigili del fuoco di Avellino, Pellegrino Iandolo

(Foto archivio vigili del fuoco Avellino)

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Tags: Avellino
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