È una storia a lieto fine quella del giovane Arturo, di quelle che commuovo e strappano lacrime di gioia e di speranza contro le avversità della vita, anche quelle più difficili e complicate da superare. Il ragazzo, appena trentenne, era infatti affetto da una grave forma di neoplasia uroteliale, pericolosa patologia tumorale che colpisce l’apparato genito-urinario, senza tuttavia poter disporre delle cure necessarie. L’unica speranza, per il trentenne, era costituita da un farmaco approvato negli Stati Uniti, ma non ancora disponibile in Italia.
Il trentenne tuttavia non si era dato per vinto, e ad aprile scorso, dopo una lunga battaglia per accedere alle cure sanitarie e numerosi appelli lanciati sui giornali, sui social e in televisione, ha ricevuto dal Polo oncologico dell’ospedale di Pagani, nel Salernitano, la notizia che tanto sperava di avere: la direzione generale dell’Uoc di oncologia aveva infatti autorizzato l’iter per l’acquisto dell’Avelumab, un farmaco immunoterapico usato per il trattamento del carcinoma uroteliale, proprio la patologia di cui Arturo era effetto. La procedura per l’acquisizione dell’antitumorale non è stata però una passeggiata: approvato il 30 giugno del 2019 negli Stati Uniti dalla Food and drug administration, il farmaco non era disponibile in Italia e non era rimborsabile nemmeno dal Sistema sanitario nazionale.


