A partire dal mese di marzo e per tutto aprile il Mann, diretto da Paolo Giulierini, aprirà le porte all’arte contemporanea. Accanto alle esposizioni di matrice archeologica, che saranno inaugurate il 28 febbraio con la riapertura della collezione “Preistoria e Protostoria”, gli amanti dell’arte contemporanea potranno godere di quattro mostre. Si comincia il 6 marzo con le due street artists anonime “Lediesis” che esporranno nelle sale del museo di Napoli otto ritratti di celebri artiste di tutti i tempi, tutte contrassegnate dalla “S” di “Superwoman” e realizzati su carta velina. Dopo aver disseminato i propri lavori per le strade di otto città italiane, tra cui Roma, Milano e Firenze, attaccandoli ad alcune finestre cieche nei punti più visibili dei centri storici cittadini, l’arte di “Lediesis” trova spazio anche al Museo archeologico della città partenopea e omaggia a pochi giorni dalla festa della donna otto figure femminili diverse per storia e cultura, ma che si sono tutte distinte per coraggio, volontà e forza d’animo, per celebrarle come vere eroine.
Dal 26 marzo si passa al bianco e nero della fotografia, con la rassegna di Luigi Spina “Sing Sing. Il corpo di Pompei” esposta nella collezione Villa dei Papiri. La mostra è il risultato di un viaggio di ricerca compiuto nei depositi dell’Archeologico, locali simili alle celle di un carcere così da essere chiamati convenzionalmente Sing Sing, ma che custodiscono sculture in bronzo, candelabri, lucerne, vasellame, oggetti di uso personale, arredi di antiche domus. Luigi Spina, che dal 2009 si dedica allo studio dei capolavori del museo, in cinquanta scatti, pubblicati anche in un prezioso volume per 5 Continents Edizioni, ha cercato di cogliere la magia di capolavori non ancora noti al pubblico.
Si prosegue il 9 aprile quando tra le splendide sculture della Collezione Farnese si inaugurerà l’esposizione “Uomini e giganti. I sogni della storia” del disegnatore e pittore Davide Cantoni, che porterà al Mann venticinque “disegni bruciati” che permetteranno di scoprire una tecnica altamente innovativa. L’artista, infatti, presentandosi come un miniatore postmoderno e imitando con l’uso della matita e di particolari vernici riflettenti immagini di cronaca del “New York Times”, mette a punto i suoi disegni concentrando la luce del sole attraverso una lente di ingrandimento che, simulando il processo fotografico, arriva a bruciare i tratti disegnati sulla carta. Con questo processo le sue opere prendono la forma delle immagini pubblicate sui quotidiani e sui giornali. Presentando i suoi disegni tra le possenti sculture della Collezione Farnese, Cantoni vuole instaurare un dialogo simbolico tra l’eternità della tradizione antica e la volatile velocità della cronaca del presente
Infine, dal 22 aprile è prevista la mostra di Gaetano Di Riso “…Adone e non lo sa”: tredici tele e una scultura lignea stabiliranno un dialogo simbolico ed iconografico con la statua di Adone di Capua, databile alla prima metà del II sec. d.C., conservata al Mann e proveniente dall’Anfiteatro campano di Santa Maria Capua Vetere. L’artista partenopeo, che dall’inizio della carriera lavora sul tema del mito per comprendere l’essenza dell’uomo e della natura, ripropone il capolavoro, che, con ogni probabilità, ritrae Adone al momento della partenza per la caccia al cinghiale. Nelle tele di Di Riso Adone sarà presentato sia con alcuni dettagli quali volto, trono, profilo sia a figura intera; la scultura lignea, che completerà l’allestimento, alluderà alla filosofia platonica intesa come ideale astratto e geometrico di bellezza.