È stato pubblicato da Legambiente il rapporto “Ecomafia 2020” e, per il ventiseiesimo anno consecutivo, la Campania indossa la maglia nera per il numero di reati ambientali registrati nell’arco di un anno. La regione registra numeri da capogiro che ben sintetizzano il disastro ambientale che da anni affligge le diverse province campane: nel 2019 sono stati accertati 5.549 reati di natura ambientale, ossia il 16% del totale nazionale, mentre sono state 4.231 le persone denunciate, 1.777 i sequestri effettuati dalle forze dell’ordine e 24 i colpevoli finiti agli arresti. Si riscontra, rispetto all’anno precedente, un’impennata degli ecoreati del 44%, un fenomeno criminale oramai endemico in tutta la regione.
La maggior parte degli illeciti, così come descritto in maniera dettagliata dal report pubblicato dall’organizzazione ambientalista, si registrano soprattutto per quel che riguarda il ciclo dei rifiuti e il ciclo del cemento. Restano diffuse le due piaghe legate al traffico illecito di rifiuti, specialmente quelli industriali, e all’abusivismo edilizio, causa principale del dissesto idrogeologico. La gestione dei rifiuti resta il principale business delle ecomafie in Campania: in un anno si sono consumati ben 1.930 reati legati agli sversamenti illeciti. Una nota particolarmente dolente è la già tanto martoriata “Terra dei fuochi” dove, stando ai dati trasmessi dal corpo dei vigili del fuoco, sono stati segnalati ben duemila roghi in un anno nelle città a cavallo tra le province di Napoli e Caserta, con una media di cinque/sei segnalazioni al giorno. Rispetto all’anno precedente, i roghi tossici sono aumentati circa del 30%. In impennata anche i reati commessi dai bracconieri contro la fauna selvatica mentre si registra un incremento del 90% degli incendi boschivi, che colpiscono soprattutto le aree interne della regione.



