Se n’è andato uno dei protagonisti indiscussi della controcultura americana: Lawrence Ferlinghetti, poeta e proprietario della celebre libreria e casa editrice City Lights di San Francisco, si è spento ieri alla veneranda età di 101 anni. A causarne la morte, secondo quanto riferito dal figlio Lorenzo, è stata una malattia degenerativa dei polmoni. Ripercorrere la vita di Ferlinghetti vuol dire attraversare un secolo intero di storia della letteratura e arrivare alle radici della Beat Generation, che negli anni Cinquanta si abbatté come un uragano sugli Stati Uniti, insidiando l’indole conservatrice e rassicurante della società americana del secondo dopoguerra e imprimendo a fuoco il proprio marchio, in ultima analisi, non solo nella vita culturale del Paese ma dell’intero Occidente. Nato a Yonkers, nello stato di New York, il 24 marzo 1919 da padre bresciano, Ferlinghetti frequentò l’Università della Carolina del Nord e, dopo una parentesi in marina durante la Seconda guerra mondiale, proseguì gli studi alla Columbia University e poi alla Sorbona, a Parigi.
Nel 1953 si stabilì sulla West Coast, a San Francisco, e fondò la City Lights, che divenne in breve un punto di riferimento culturale di ampio respiro: fu proprio Ferlinghetti, infatti, a pubblicare i lavori dei due autori cardine della Beat Generation, Jack Kerouac e Allen Ginsberg. Proprio la pubblicazione di un’opera di Ginsberg, l’Urlo, costò all’editore una condanna per oscenità. Un luogo che diventò, negli anni, uno dei punti nevralgici da cui s’irradiava un modo tutto nuovo di intendere l’arte, la letteratura, la poesia: “La poesia che si è fatta udire di recente è ciò che potrebbe essere chiamata ‘poesia di strada’“, aveva dichiarato lo stesso Ferlinghetti a proposito dellle opere che aveva contribuito a diffondere. Una realtà, quella dei beatnik, che proietterà notoriamente la sua influenza sulla controcultura e la scena artistica e musicale della fine degli anni Sessanta.


