Ricapitoliamo. Diversi paesi europei hanno deciso di sospendere l’utilizzo di singoli lotti di vaccino AstraZeneca a seguito di alcune reazioni avverse registrate in soggetti che avevano ricevuto una dose del siero Anglo-svedese. In Italia, l’Aifa ha bloccato l’uso del lotto ABV2856, preoccupandosi di specificare che si tratta di una misura precauzionale e, per ora, nessuna causalità tra i vaccini e le morti in esame sia stata scientificamente dimostrata. Si tratta, com’è stato sottolineato, di una procedura standard: fu applicata per il medesimo motivo, ad esempio, su un lotto di vaccino antinfluenzale Fluad nel 2014 (qualcuno lo ricorda?). Si è attivato, in sostanza, un protocollo che conferma la sorveglianza costante a cui sono soggetti i farmaci per uso umano. Un controllo minuzioso che, è bene specificarlo, è più che giustificato: in una fase così delicata questi esami sono l’unica garanzia di evitare conseguenze spiacevoli.
Detto questo, leggendo le statistiche, appare chiaro che almeno per il momento siamo lontani da una messa in discussione della sicurezza del vaccino. In tutta l’Unione Europea sono stati somministrati, ad oggi, circa cinque milioni di vaccini AstraZeneca. I decessi per trombosi avvenuti entro un mese dalla prima dose sono al momento trenta: numeri equiparabili alla normale incidenza di morti causate da tale patologia nella popolazione continentale prima dell’avvento della pandemia. Anche nel Regno Unito, dove le dosi AstraZeneca somministrate sono oltre dieci milioni, la percentuale di decessi per trombosi tra i vaccinati è in linea con la media di sempre. Sarebbe facile e, probabilmente, un po’ troppo lezioso da parte mia salire su di un improbabile pulpito e gridare allo scandalo per quanti, nelle ultime ore, hanno presentato la vicenda dei lotti AstraZeneca con sensazionalismo eccessivo, fomentando terrore immotivato. Se mi è concesso, vorrei saltare questa liturgia dell’autoreferenzialità e guardare per un momento al di là dell’ostacolo.

