Arriva una svolta, dopo quasi vent’anni, nelle indagini per l’omicidio di Raffaele Lubrano, figlio del capoclan Vincenzo ucciso a Pignataro Maggiore la sera del 14 novembre del 2002. Questa mattina, i carabinieri del nucleo investigativo di Caserta si sono recati presso le case circondariali di Sassari, Tolmezzo (Udine) e Viterbo, per eseguire un’ordinanza di custodia cautelare, emessa dal Tribunale del Riesame di Napoli, a seguito di ricorso della Direzione Distrettuale antimafia partenopea, nei confronti di quattro persone, gravemente indiziate, a vario titolo, del fatto di sangue e di associazione di tipo mafioso in quanto esponenti della fazione Zagaria del clan dei Casalesi.
Le indagini hanno infatti consentito di accertare come l’omicidio in questione nacque proprio a seguito delle mire espansionistiche dei Casalesi sul territorio controllato dal clan Lubrano-Ligato-Abbate. Ciò aveva inevitabilmente determinato frizioni tra i due gruppi criminali, seguite da tregue strategiche, al culmine delle quali il vertice camorristico di Casal di Principe aveva avuto la meglio, dettando le proprie regole, imponendo la presenza di loro luogotenenti e costringendo “i paesani” ad accontentarsi della gestione di attività illecite di minore rilevanza e fruttuosità.
La sera del 14 novembre 2002 Raffaele Lubrano stava percorrendo in auto via Vittorio Veneto, dopo aver lasciato il suo studio lì ubicato e diretto verso la zona periferica, quando venne superato da un’Alfa Romeo 164 e poi bloccato nei pressi del bar Giordano, dove i killer spararono diversi colpi d’arma da fuoco. La vittima, nel disperato tentativo di scampare all’agguato, riuscì a invertire la marcia e tentò la fuga in direzione del centro abitato. Il commando omicida, tuttavia, lo inseguì esplodendo numerosi colpi lungo l’intero tragitto fino a via Latina: qui Lubrano, dopo aver urtato con il suo fuoristrada il muro di un’abitazione e aver tentato di proseguire la fuga a piedi, fu infine raggiunto e ucciso.
Gli autori del delitto, portata a termine la loro missione si dileguarono in direzione di Pastorano abbandonando in località Arianova la loro auto, risultata poi rubata ad Aversa il 12 novembre 2002. Il veicolo fu dato alle fiamme con all’interno le armi poco prima utilizzate. I provvedimenti restrittivi a cui è stata data esecuzione questa mattina costituiscono l’epilogo di un’articolata attività investigativa coordinata dalla Dda della Procura della Repubblica di Napoli e avviata nel 2019, che ha consentito di accertare il coinvolgimento dei destinatari delle misure, esponenti di primissimo piano del clan dei Casalesi.
Gli inquirenti hanno individuato anche i diversi ruoli assunti dai quattro indagati nel fatto di sangue: Michele Zagaria (63 anni) e Giuseppe Caterino (67 anni), rispettivamente detenuti a Sassari e Viterbo, ritenuti essere i mandanti dell’omicidio. Salvatore Nobis (62 anni) e Antonio Santamaria (46 anni), rispettivamente nati a San Cipriano d’Aversa e Cancello ed Arnone e detenuti a Tolmezzo e Viterbo, secondo gli investigatori avrebbero agito come basisti con il compito di seguire la vittima durante i suoi spostamenti.