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Home Cronaca

Agguato al boss nel Vesuviano: arrestati tre affiliati al clan Terracciano (Video)

Il tentativo di omicidio risale al 3 maggio 2018: in quell'occasione Umberto Piscopo riuscì a mettersi in salvo dai suoi killer

Giuseppe Cerreto di Giuseppe Cerreto
26 Maggio 2021
in Cronaca, Napoli

Stamane i carabinieri del comando provinciale di Napoli hanno eseguito tre ordinanze di custodia cautelare in carcere emesse dal Gip del Tribunale partenopeo nei confronti di tre persone riconducibili al clan Terracciano indiziate, a vario titolo e in concorso tra loro, dei reati di tentato omicidio e porto in luogo pubblico di armi, reati aggravati dalle finalità mafiose. I tre affiliati, infatti, avrebbero pianificato un agguato mortale nei confronti del boss di camorra Umberto Piscopo, all’epoca dei fatti reggente del sodalizio criminale dei Piscopo-Ponticelli, clan egemone nei Comuni di Massa di Somma e di San Sebastiano al Vesuvio. L’operazione delle forze dell’ordine è stata eseguita a conclusione di un’articolata indagine coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Napoli.

L’agguato di camorra ordito dal clan Terracciano per eliminare il reggente del clan Piscopo-Ponticelli fu eseguito il 3 maggio del 2018: un commando composto da tre uomini si presentò davanti al portone dell’abitazione di Piscopo a Massa di Somma. I killer, in quel frangente, esplosero numerosi colpi d’arma da fuoco del calibro di 7,65 millimetri con il chiaro intento di uccidere il boss. Lo stesso, tuttavia, riuscì a scampare all’agguato mettendosi in salvo. Successivamente al tentativo di omicidio appena descritto venne avviata l’attività investigativa da parte dei carabinieri di Torre Annunziata con il supporto della tenenza di Cercola. Le indagini, dirette dalla Procura di Napoli in collaborazione con la Dda, si sono avvalse di intercettazioni telefoniche e ambientali suffragate dalle testimonianze rilasciate da persone informate sui fatti, in particolare tramite le dichiarazioni effettuate da un collaboratore di giustizia, nonché della confessione rilasciata da degli arrestati. In questo modo gli inquirenti hanno potuto identificare e riconoscere sia i mandanti che gli esecutori materiali dell’agguato. 

L’attività degli inquirenti ha permesso di riconoscere la matrice chiaramente camorristica del tentato omicidio soprattutto per quel che concerne le modalità di esecuzione dell’agguato. L’uccisione di Umberto Piscopo avrebbe infatti indebolito l’omonimo clan così da permettere al clan Terracciano di estendere il proprio controllo criminale su diverse città del Vesuviano. In manette sono così finiti: A. T., trentaduenne pregiudicato, ritenuto soggetto di spicco del clan Terracciano, individuato come pianificatore e mandante dell’agguato oltre ad avervi partecipato attivamente in prima persona; U. S., cinquantenne anch’egli pregiudicato, il quale avrebbe partecipato alla fase esecutiva dell’azione delittuosa esplodendo materialmente i colpi di pistola contro il bersaglio; A. B., quarantenne con precedenti penali il quale avrebbe svolto la funzione di autista del commando criminale oltre a fungere da “palo” per accertarsi che l’esecuzione si svolgesse secondo i piani del clan.

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Tags: Umberto Piscopo
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