Mattinata di agitazione per i lavoratori dello stabilimento della Whirlpool di via Argine che si sono dati appuntamento davanti al palazzo della Prefettura di Napoli. Dal presidio organizzato in piazza del Plebiscito dalle sigle sindacali Fim, Fiom, e Uil sono emerse delle richieste chiare affinché il costo sociale della crisi economica non venga scaricato nuovamente sulle spalle degli operai. Innanzitutto i lavoratori partenopei chiedono una proroga al blocco dei licenziamenti stabilito per il 30 giugno, poi il rispetto degli accordi sindacali presi con la multinazionale statunitense al fine di riaprire i cancelli dello stabilimento e riavviare gradualmente la produzione, infine chiedono un intervento decisivo da parte del Governo Draghi affinché si interessi del destino delle 350 famiglie napoletane che dall’oggi al domani potrebbero essere lasciate in mezzo a una strada per via delle decisioni prese dall’azienda.
I lavoratori hanno inoltre lanciato un appello in vista del 18 giugno, giorno in cui è previsto lo sciopero generale indetto dalle principali sigle sindacali per porre all’attenzione del Governo i problemi del mondo del lavoro dopo la crisi post-pandemica. Al termine del sit-in di stamattina una delegazione composta da sindacalisti e lavoratori ha consegnato al Prefetto di Napoli Marco Valentini una lettera nella quale si chiede una maggiore attenzione nei confronti della vertenza sindacale portata avanti dai lavoratori partenopei e soprattutto il rispetto dei patti stipulati con il Governo. I sindacati chiedono, infatti, un’azione concreta per rilanciare la produzione in Italia con l’obiettivo di poter mettere realmente alle spalle le gravi conseguenze economiche e sociali della crisi economica, impedendo pertanto alla multinazionale di chiudere i poli produttivi sul territorio nazionale e di delocalizzare all’estero, dove il mercato del lavoro costa di meno e i diritti dei lavoratori non vengono tutelati.

