Aveva “osato” stringere una relazione extraconiugale con la moglie di un detenuto affiliato al clan Abbinante, sodalizio criminale egemone nel quartiere periferico di Scampia, e ciò era bastato per decretarne la sua condanna a morte. A salvare l’ignara vittima è stato l’intervento tempestivo delle forze dell’ordine, coordinate dai sostituti procuratori della Direzione distrettuale antimafia di Napoli i quali hanno sottoposto in stato di fermo sei affiliati al clan gravemente indiziati di associazione a delinquere di tipo mafioso e di tentato omicidio. Gli agenti della squadra mobile di Napoli, nel corso dell’operazione anticamorra eseguita nella mattinata del 16 giugno, hanno tratto in arresto il ras A. A.; con lui sono finiti in manette anche suo nipote R. A. e il suo braccio destro A. A., anch’egli esponente di spicco dell’omonimo clan il quale però non sarebbe implicato nel tentativo di omicidio. Il provvedimento di fermo ha riguardato anche gli affiliati A. E. e S. M., mentre per il sesto indagato, P. C., è scattata un’ordinanza di custodia cautelare in carcere.
Gli inquirenti erano già impegnati in un’altra indagine sempre a carico degli affiliati del clan di Scampia quando hanno scoperto che il boss aveva pianificato e organizzato l’eliminazione fisica di un suo stesso affiliato, il quale era diventato di fatto l’amante della moglie di un altro suo fedelissimo. Gli investigatori, nel corso delle indagini, hanno provato a dissuadere il mandate dell’agguato e il killer designato per l’omicidio con alcuni deterrenti, in particolare attraverso una serie di perquisizioni, tuttavia il piano di eliminazione dell’associato al clan colpevole del gravissimo “sgarro” era andato avanti senza interruzioni.

