“O si sta contro la mafia o si e complici dei mafiosi, non ci sono alternative”. Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella non usa mezze misure nel commemorare, all’interno dell’aula bunker dell’Ucciardone, le vittime della stragi di Capaci e di via D’Amelio. “La mafia, lo sappiamo, esiste tuttora – ha sostenuto ha gran voce il capo dello Stato – non è stata ancora definitivamente sconfitta. Estende i suoi tentacoli nefasti in attività illecite e insidiose anche a livello internazionale. Per questo è necessario tenere sempre la guardia alta e l’attenzione vigile da parte di tutte le forze dello Stato”. Mattarella è tornato nei luoghi del riscatto civile di Palermo, a 29 anni dagli attentati che sono costati la vita a Giovanni Falcone, alla moglie Francesca Morvillo, a Paolo Borsellino e agli uomini delle scorte. “È sempre di forte significato – ha affermato ancora il presidente – ritrovarsi in questa aula bunker, un luogo di grande valenza simbolica, dove la Repubblica ha assestato colpi di grande rilievo nel cammino della lotta contro la mafia. L’onda di sdegno e di commozione generale, suscitata dai gravissimi attentati a Falcone e a Borsellino, il grido di dolore e di protesta che si è levato dagli italiani liberi e onesti è diventato movimento, passione, azione. Hanno messo radici solide nella società. Con un lavorio paziente e incessante, hanno contribuito a spezzare le catene della paura, della reticenza, dell’ambiguità, del conformismo, del silenzio, della complicità. In questa significativa giornata, ricordiamo, nel nome di Falcone e Borsellino, tutti gli uomini e le donne uccisi dalla mafia: magistrati ed esponenti politici; sindaci e amministratori; giornalisti e testimoni; appartenenti alle forze dell’ordine, alla società civile e tutte le persone che – ha concluso Mattarella – passavano per caso in un luogo di attentato“.
La cerimonia per l’anniversario della strage di Capaci si è aperta nel porto di Palermo con l’inno di Mameli eseguito dall’orchestra degli studenti dell’istituto magistrale “Regina Margherita”, alla presenza del ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi e di Maria Falcone, sorella del magistrato ucciso. Il ministro dell’Interno Luciana Lamorgese, insieme al Capo della polizia Lamberto Giannini, ha deposto, invece, una corona d’alloro nel luogo, sull’autostrada Palermo-Mazara del Vallo, dove il 23 maggio 1992 persero la vita, per opera della mafia, Giovanni Falcone, Francesca Morvillo e gli uomini della scorta.


