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Home Economia

Editoriale / La nuova povertà da Coronavirus e gli affari delle mafie

Ignazio Riccio di Ignazio Riccio
29 Marzo 2020
in Economia
povertà

povertà

È una corsa drammatica contro il tempo, dove a partire con molti metri di vantaggio è la criminalità organizzata, specie nelle regioni del Sud Italia, allo stremo delle forze per l’epidemia che da fine febbraio scorso ha chiuso in casa milioni di persone. Il nuovo Coronavirus rischia seriamente di fornire un assist decisivo alle mafie, storicamente “attrezzate” per ricavare benefici dalle criticità e dai gravi disagi collettivi. Le prime avvisaglie di un malcontento diffuso per la nuova povertà che si paventa all’orizzonte hanno drizzato le antenne alle organizzazioni criminali, pronte ad inserirsi nelle pieghe delle nuove esigenze di mercato, avendo la forza anche di definirle e orientarle.

Un quadro preoccupante, che può diventare tragico se lo Stato non darà risposte immediate e concrete, evitando di lasciare nel baratro imprenditori, aziende, piccoli commercianti e negozi sempre più in crisi. La quarantena sta mettendo in ginocchio l’economia regolare, ma anche quella sommersa che, si sa, è inutile negarlo, costituisce la spina dorsale del sistema finanziario italiano.

Il rischio è che ci salviamo dal Covid-19, ma lasciamo “alla fame” centinaia di migliaia di commercianti e lavoratori autonomi, per i quali i sussidi previsti dal Governo potrebbero non bastare. Le mafie, secondo i primi rapporti giunti sulle scrivanie del ministro dell’Interno Luciana Lamorgese e del premier Giuseppe Conte, sarebbero già lanciate, pronte a fomentare e cavalcare le possibili rivolte sociali. In Sicilia già si sono avuti i primi esempi di tumulti, ma siamo solo agli inizi.

L’Istat fotografa alla perfezione la situazione del Sud Italia. Nella Penisola sono quasi 4 milioni i lavoratori irregolari e circa l’80% di questi vivono nel Mezzogiorno. 200 miliardi del Pil derivano proprio dall’economia sommersa, un dato che oggi nasconde una polveriera pronta a saltare in aria. Le mafie hanno già il controllo su diversi settori economici strategici, come trasporti, comparto alimentare, rifiuti, carburanti e hanno investito molto negli ultimi decenni.

Non sarà difficile, data la loro enorme liquidità, rispondere alla domanda che verrà dagli imprenditori, dai commercianti e dagli autonomi con l’acqua alla gola, dalla prossima nuova povertà. Sarà facile per la criminalità organizzata intervenire, chiaramente ponendo condizioni ben precise. E, pur di non chiudere le proprie attività, in mancanza di un sostegno a lungo termine dello Stato, in quanti decideranno di restare nel confine della legalità senza farsi stringere nella morsa delle mafie?

Reinvestire flussi importanti di capitale illecito in vari settori produttivi e finanziari diventerà un gioco da ragazzi per le organizzazioni criminali, specie in un meridione uscito a pezzi dalla pandemia da Coronavirus. I tentativi di reclutamento degli imprenditori da parte delle mafie aumenteranno sull’onda emotiva della crisi e i finanziamenti illeciti arriveranno a pioggia.

Ecco perché bisognerebbe agire per tempo, con un programma di interventi di sostegno economico seri e mirati verso la nuova povertà e con un’opera concreta per cercare di far emergere sacche di lavoro in nero dal sommerso. Non c’è più tempo per le mezze misure, né si può avere la presunzione di bloccare l’attività criminale solo con l’azione investigativa e di polizia. In aree depresse come quelle del Sud Italia e con le disfunzioni organiche croniche delle forze dell’ordine, messe già a dura prova dai controlli sul territorio per le restrizioni contro il Covid-19, sarebbe una battaglia persa in partenza.

 

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Tags: Giuseppe Conte
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