Il gip di Santa Maria Capua Vetere Pasquale D’Angelo ha disposto il rinvio a giudizio per tutti i 105 imputati, tra poliziotti penitenziari, funzionari del Dap (Dipartimento Amministrazione Penitenziaria) e dell’azienda sanitaria locale, accusati a vario titolo di responsabilità in ordine alle violenze ai danni dei detenuti avvenute nel carcere di Santa Maria Capua Vetere il 6 aprile 2020.
Il dibattimento inizierà il 7 novembre prossimo davanti alla Corte d’Assise del tribunale sammaritano. Mentre il 25 ottobre si terrà il processo con rito abbreviato per due imputati che ne hanno fatto richiesta. Tra questi c’è anche il commissario capo della polizia penitenziaria Anna Rita Costanzo, ritenuta tra gli organizzatori delle violenze. Soltanto uno degli imputati, su richiesta della Procura, accolta dal gup, è stato prosciolto: si tratta dell’agente 50enne della penitenziaria Luigi Macari.
È stata così accolta la richiesta presentata lo scorso 26 aprile dal PM Alessandro Milita. Tra le accuse contestate a quasi metà degli agenti c’è quella di tortura, fattispecie introdotta pochi anni fa e contestata per la prima volta a così tanti funzionari pubblici; c’è anche l’omicidio colposo del detenuto algerino Lakimi Hamine, addebitato a 12 imputati.
Andranno al dibattimento del 7 novembre prossimo, davanti alla giuria popolare, l’ex provveditore regionale del Dap Antonio Fullone e gli ufficiali della penitenziaria Pasquale Colucci, Gaetano Manganelli, Tiziana Perillo e Nunzia Di Donato, due medici del carcere e decine di agenti.
Mentre restano non ancora identificati gli oltre 100 poliziotti provenienti soprattutto dal carcere di Secondigliano che durante le violenze, cui parteciparono attivamente, erano muniti di caschi e mascherina protettiva per cui non riconoscibili dai detenuti.
Oltre cento le parti civili, costituite al processo, tra cui una novantina di reclusi vittime dei pestaggi, il garante nazionale e quello regionale dei detenuti, alcune associazioni (Antigone, Carcere possibile, Agadonlus, Abusi in divisa), ed enti come l’Asl di Caserta e il ministero della Giustizia, che compariranno anche nelle vesti di responsabile civile per le condotte dei propri dipendenti.