Continua a far discutere l’utilizzo di alcuni farmaci per alleviare i sintomi del Covid-19 e, in particolare, resta interessante oggetto di dibattito la cura a domicilio dei pazienti affetti da Coronavirus, per evitare l’aggravarsi delle condizioni e la conseguente ospedalizzazione. A rispondere alle nostre domande è il farmacologo Liberato Berrino, professore ordinario di Farmacologia all’Università degli Studi della Campania “Luigi Vanvitelli” e coordinatore di sezione della Società italiana di Famacologia.
Professore, ma questi farmaci sono efficaci oppure no per curare il Covid-19?
“Dopo il pronunciamento dell’Aifa (Agenzia italiana del farmaco) non posso che condividere quella che è la posizione ufficiale. L’idrossiclorochina e la clorochina potenzialmente potrebbero essere efficaci per il Coronavirus, ma allo stato attuale non devono assolutamente essere utilizzati in maniera preventiva, né nel paziente negativo al tampone, né nel paziente asintomatico. Si stanno portando avanti degli studi specifici su questi farmaci, ma mi sento di dire in maniera netta che l’assunzione spontanea e autonoma è assolutamente da evitare. È vero che si fa uso di questi medicinali già da molto tempo, ma gli effetti collaterali possono essere seri, soprattutto in associazione con altri tipi di farmaci”.
E quindi?
“Solo il medico di base può prescrivere l’idrossiclorochina o la clorochina, ma niente fai da te. Siamo nel campo degli esperimenti ed è pericoloso andare oltre quelle che sono le indicazioni ufficiali”.
Professore, tutti i farmaci che si stanno utilizzando, anche in ospedale con il Tocilizumab, non hanno riscontri scientifici…
“Fino a poco fa il virus non si conosceva e solo quando si hanno nozioni precise si può pensare a nuovi farmaci. Per fare questo ci vogliono degli anni; normalmente ne passano anche dieci. Si può accelerare, ma c’è bisogno in ogni caso di molto tempo. Di fronte alla tragedia del Covid-19 e all’aggressività di questo virus si è dovuto correre ai ripari sperimentando alcuni farmaci già esistenti e che possono funzionare”.
I medici di base chiedono con forza delle linee guida precise e comuni in tutta Italia per poter operare al meglio. Per loro è indispensabile intervenire tempestivamente per evitare le ospedalizzazioni. Perché su questo fronte non si fanno passi in avanti?
“L’Aifa ha dato la possibilità ai medici di base di prescrivere l’idrossiclorochina o la clorochina sul territorio. Gli è stato indicato anche il dosaggio e sono stati stabiliti i medicinali da associare, le indicazioni tecniche le hanno tutte. In ogni caso siamo di fronte ad un cantiere aperto e la situazione evolve giorno per giorno. I medici di base sono comunque in trincea, è apprezzabile ciò che stanno facendo e dotarli di strumenti di supporto efficaci e concreti è sicuramente auspicabile”.
Perché l’idrossiclorochina, il Plaquenil, non si trova nelle farmacie?
“Manca perché si è avuta una caccia al farmaco sconsiderata dopo un giro di notizie fuorvianti sulla rete internet. Mi auguro che l’ondata di approvvigionamento di carattere strettamente emotivo sia terminata”.
Secondo lei per quanto tempo rimarremo a casa?
“Su questo non ho conoscenze specifiche, ma da medico credo ci vorrà ancora molto tempo. Bisogna studiare ancora a fondo il virus e non abbiamo notizie certe neppure sull’immunità”.
Quindi, se una persona si è ammalata di Covid-19 potrebbe riprenderlo?
“Non lo sappiamo, sembra solamente che sia scongiurata la possibilità che si ammali nuovamente in breve tempo”.
Questo può essere un ostacolo per la ricerca di un vaccino efficace?
“Direi di no, per il vaccino bisogna conoscere bene il virus e sembra che siamo sulla buona strada”.
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