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Home Politica

Conte: “Chiusura fino al 3 maggio, trattativa europea prosegue”

Diego Del Pozzo di Diego Del Pozzo
10 Aprile 2020
in Politica
Conte giuseppe

Giuseppe Conte

Misure restrittive prorogate fino al 3 maggio (com’era già trapelato in giornata), timida riapertura di alcune attività commerciali e produttive già dal 14 aprile (cartolerie, librerie, negozi di articoli per neonati e bambini, ma anche taglialegna per l’approvvigionamento di legna per combustibile solido), un nuovo comitato di esperti che va ad affiancare quello tecnico-scientifico, un aggiornamento e potenziamento del protocollo per la sicurezza sui luoghi di lavoro (in vista della cosiddetta “fase 2”) e, naturalmente, la complessa trattativa europea per l’individuazione degli strumenti di sostegno pubblico più adeguati (con le polemiche, anche politiche, che continuano a crescere intorno al Mes e agli eurobond): sono questi gli argomenti principali toccati dal presidente del Consiglio dei ministri, Giuseppe Conte, durante l’attesissima conferenza stampa di oggi pomeriggio, peraltro rinviata di oltre cinque ore a causa dell’inatteso protrarsi delle discussioni interne alla maggioranza.

Il premier Conte inizia col punto della situazione relativo al contagio: “Abbiamo prorogato le misure in atto fino al 3 maggio, poiché i segnali della curva epidemiologica continuano a essere incoraggianti e vuol dire che quanto fatto finora sta dando i suoi frutti e sta funzionando. Anzi, mi piace sottolineare che l’Italia ha avuto importanti riconoscimenti dall’ufficio europeo dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, proprio per le misure di reazione messe in campo per contrastare il Covid-19. Proprio per questo, però, non possiamo vanificare gli sforzi fin qui compiuti, perché se cedessimo rischieremmo di perdere tutti i risultati fin qui conseguiti e dovremmo ripartire da capo. Dobbiamo continuare a farlo adesso, in prossimità della Pasqua, ma anche in occasione dei ponti della festa della Liberazione il 25 aprile e di quella del lavoro il primo maggio. So bene che siamo tutti impazienti di ripartire. E il mio auspicio è che dopo il 3 maggio si possa davvero ripartire, seppur con cautela e con qualche gradualità. Ma dipenderà dal nostro comportamento. Perciò, dobbiamo compiere un ulteriore sforzo e rispettare le regole anche in questi giorni di festa, continuando a mantenere le distanze sociali“.

Conte, poi, entra più nei dettagli del nuovo provvedimento appena siglato. “Ho appena firmato il nuovo Dpcm relativo anche alle attività produttive. La tutela della salute per noi è al primo posto, ma cerchiamo di ponderare tutte le esigenze in campo e, ovviamente, ci sta a cuore la tenuta del sistema socio-economico. Pertanto, la nostra intenzione è allentare quanto prima le misure per le attività produttive, ma non siamo ancora nella condizione di riaprire a pieno regime. Dobbiamo attendere. Se, però, prima del 3 maggio dovessero verificarsi condizioni nuove e più favorevoli potremmo provvedere di conseguenza. Per il momento, nel nuovo Dpcm è prevista qualche piccola variazione: dal 14 aprile, infatti, riapriamo cartolerie, librerie, negozi di articoli per neonati e bambini, ma anche le aziende che si occupano del taglio dei boschi per favorire l’approvvigionamento di legna come combustibile solido“. Il premier prosegue: “Il nostro lavoro in vista della fase 2 è già partito, perché naturalmente non possiamo aspettare che il virus scompaia del tutto dal territorio. Il nostro è un programma organico per convivere col virus. E stiamo lavorando su due pilastri. Innanzitutto, ci avvarremo di un gruppo di esperti per la cui nomina ho già firmato il decreto: si tratta di sociologi, psicologi, esperti di lavoro, manager che dialogheranno col comitato tecnico-scientifico e, in alcuni casi, lo affiancheranno anche per modificare una serie di logiche relative al mondo del lavoro e ripensare i nostri radicati modelli lavorativi in modo più innovativo e tenendo conto anche della qualità della vita. Questo nuovo gruppo è presieduto da un manager stimato anche all’estero, come Vittorio Colao. Un secondo punto importante – aggiunge Conte – è il protocollo per la sicurezza sul lavoro già siglato con tutte le parti sociali a metà marzo. Ripartiamo da lì, da quella che consideriamo la nostra bibbia. Ma i nostri tecnici ed esperti lo stanno integrando e rafforzando, in vista della ripresa delle attività produttive. Anzi, invito già tutti a iniziare a provvedere alla sanificazione dei luoghi di lavoro e a predisporre fin da ora le condizioni di massima sicurezza per i lavoratori, in modo da essere subito pronti per una ripresa che avvenga con condizioni rigorose. Aggiorneremo il documento e lo diffonderemo. Poi, dipenderà dai comportamenti di ognuno se il sistema potrà riavviarsi in modo sicuro. L’indice di contagio al di sotto di uno deve restare il nostro obiettivo costante. E coerentemente con questo obiettivo dobbiamo ripensare anche alcune logiche dei trasporti e della logistica, per evitare assembramenti e sovraffollamento dei mezzi di locomozione“.

Quindi, il presidente del Consiglio arriva al punto forse più atteso del suo intervento, dopo le tensioni e polemiche politiche di queste ore: il rapporto con l’Europa e il Mes, ovvero il “famigerato” Meccanismo Europeo di Stabilità detto anche Fondo salva-Stati. “L’Europa sta affrontando – spiega Conte – una situazione mai vista in tempi di pace. Per fronteggiarla servirebbero almeno 1500 miliardi di euro. Basti pensare che negli Stati Uniti già ora il sostegno pubblico è pari a 2000 – 2200 miliarid di dollari: una cosa mai vista prima. In un tale scenario, dunque, le proposte di ieri sono un primo passo. Il ministro Gualtieri sta facendo un gran lavoro, ma siamo davvero a un primo passo, che l’Italia giudica ancora insufficiente. Su questa base occorre, dunque, lavorare per qualcosa di più ambizioso. La principale battaglia è per giungere a un fondo finanziato con una condivizione europea dello sforzo: gli eurobond, uno sforzo commisurato a un’economia di guerra e, soprattutto, pronti subito, perché arrivare tardi sarebbe insufficiente. Questa è la nostra battaglia e la condurremo fino alla fine“.

La parte più polemica dell’intervento del premier Giuseppe Conte arriva quando si tocca l’argomento Mes. “L’eurogruppo propone anche una nuova linea di credito senza condizionalità, collegata al Mes. Su quest’ultimo punto, in Italia s’è levato un dibatito legittimo e anche vivace, sintomo di maturità della nostra democrazia. In tal senso, il Governo continuerà a interloquire nelle sedi adeguate con tutti i rappresentati eletti. Però, devo dire – s’infervora Conte – che questo dibattito va sviluppato con chiarezza. Il Mes, infatti, esiste dal 2012 non da ieri, come falsamente è stato dichiarato, e mi dispiace dover fare nomi e cognomi, per tutta la notte dagli onorevoli Matteo Salvini e Giorgia Meloni. Non è così. E questo governo non lavora col favore delle tenebre, ma con chiarezza e guardando negli occhi gli italini. Voglio precisare, poi, che su richiesta di alcuni Stati, ma non dell’Italia, l’eurogruppo ha lavorato a una proposta non completata ma che è sul tavolo, relativa a una linea di credito totalmente nuova rispetto a quelle esistenti. L’Italia non ha firmato alcuna attivazione del Mes, perché non ne ha bisogno, perché lo ritiene totalmente inadeguato e inadatto all’emergenza che stiamo vivendo. Fin dall’inizio, infatti, l’ho chiarito a tutti i leader miei omologhi. Ma, anche se l’Italia non ritiene adeguato tale strumento, stiamo lavorando con altri otto Stati e alcuni vogliono una nuova linea di credito su basi nuove. E l’Italia partecipa a questa discussione. Ma ieri è successo qualcosa di nuovo: è stato redatto un intero paragrafo destinato ad accogliere la nostra prospettiva degli eurobond. Pe rora, sono affermazioni di principio, ma per la prima volta è tutto nero su bianco e anche altri Paesi hanno dovuto accettare di esplorare per il futuro questo nuovo strumento, che noi vogliamo sia immediatamente applicabile. In tale contesto, però, le falsità ci fanno male, perché ci indeboliscono in quello che resta un negoziato difficilissimo, nel quale sono coinvolti altri ventisei Paesi“.

La conclusione del presidente del Consiglio dei ministri, comunque, non lascia adito a dubbi: “La mia posizione sarà chiara: lotteremo per aver gli eurobond e io spiegherò ancora una volta che il Mes è totalmente inadeguato e insufficiente. La risposta comune o è ambiziosa o non è. Oggi servono nuovi strumenti e io non firmerò finché non avrò un ventaglio di strumenti adeguati alla sfida che stiamo vivendo e che – conclude Conte – riguarda l’Europa e tutti gli Stati membri. Sono sicuro che con la nostra tenacia e con la forza della ragione li convinceremo che questo è l’unico strumento per uscire da questa crisi”. Una postilla, infine, il premier l’ha dedicata all’ipotesi di tassa patrimoniale, spuntata in queste ore da più parti: “Non c’è nessuna proposta concreta in tal senso, il Governo non l’ha mai discussa né io la vedo all’orizzonte“.

 

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