Il panorama delle prescrizioni mediche sta vivendo una svolta significativa, abbandonando definitivamente le tradizionali ricette cartacee a favore di un formato completamente digitale. Questa innovazione, inizialmente introdotta durante la pandemia, è destinata ora a diventare pratica comune.
Nel dettaglio, il medico utilizzerà solo la ricetta in versione elettronica che, sostituirà definitivamente la tradizionale ricetta rossa cartacea (prevalentemente utilizzata per la prescrizione di farmaci, esami diagnostici o visite specialistiche) e quella bianca (per i medicinali a pagamento e non mutuabili). Inoltre, per i malati cronici le ricette potranno avere la durata di un anno. Sono solo alcune delle principali novità previste per la farmaceutica dal decreto legislativo semplificazione, approvato ieri dal Consiglio dei ministri. A tal proposito, il ministro della salute, di concerto con il ministro dell’Economia, dovrà adottare, entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della legge, un decreto per definire “le ulteriori modalità applicative e le procedure informatiche necessarie“.
Come funziona la ricetta medica digitale
Una volta generata, la ricetta dematerializzata viene memorizzata nel sistema e identificata da un Codice Nazionale Univoco generato dal Sistema di Accoglienza Centrale, noto come Numero di Ricetta Elettronica. Questo codice alfanumerico, composto da 15 cifre, sostituisce il codice a barre della ricetta tradizionale. Il medico fornisce al paziente un promemoria cartaceo della ricetta elettronica, trasmettendolo successivamente in formato elettronico al paziente attraverso e-mail, sms o altri mezzi di comunicazione. Dunque, i pazienti possono accedere alle loro prescrizioni in qualsiasi momento e da qualsiasi luogo, ottenendo una maggiore flessibilità e indipendenza
Le altre novità
“Nella prescrizione di medicinali a carico del Servizio sanitario nazionale per la cura di patologie croniche – si legge nella bozza del provvedimento – il medico può indicare nella ricetta dematerializzata ripetibile, sulla base del protocollo terapeutico individuale, la posologia e il numero di confezioni dispensabili nell’arco temporale massimo di dodici mesi“. I pazienti quindi non dovranno più recarsi frequentemente dal medico per ottenere nuove prescrizioni e sarà possibile ottenere le confezioni di farmaci necessarie per un intero anno in una sola prescrizione. Una novità che semplificherà non poco la vita di chi deve gestire una malattia cronica. “Il medico, qualora lo richiedano ragioni di appropriatezza prescrittiva – si precisa – può sospendere, in ogni momento, la ripetibilità della prescrizione ovvero modificare la terapia“.
Il ruolo del farmacista
È il farmacista a informare “l’assistito sulle corrette modalità di assunzione dei medicinali prescritti” consegnando “un numero di confezioni sufficiente a coprire trenta giorni di terapia, in relazione alla posologia indicata“. E sempre il farmacista, avrà anche un altro ruolo. Dovrà effettuare un monitoraggio dell’aderenza alla terapia farmacologica e, qualora rilevi delle difficoltà da parte dell’assistito nella corretta assunzione dei medicinali prescritti, dovrà segnalare le criticità al medico per le valutazioni di competenza.
Nel decreto semplificazioni sono previste misure anche contro la carenza dei farmaci: in caso di interruzione, temporanea o definitiva, della commercializzazione di una confezione di medicinale, il titolare dell’autorizzazione all’immissione in commercio (Aic) deve comunicarlo all’Aifa entro i 2 mesi prima dell’interruzione della commercializzazione del prodotto, e non più 4 mesi come avveniva precedentemente. La comunicazione “è rinnovata in caso di prolungamento del periodo di interruzione”.