Hanno riciclato una montagna di soldi, con un vortice di fatture false. A scoprirlo, i militari del nucleo Speciale di Polizia Valutaria della Guardia di Finanza di Roma, con il supporto del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Caserta. Eseguiti otto arresti in seguito a un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip del Tribunale di Napoli, su richiesta della Dda di Napoli.
Le persone coinvolte sono gravemente indiziate di appartenere a un’organizzazione dedita a reati di riciclaggio di denaro, frode fiscale e intestazione fittizia di beni, con l’aggravante di agevolare il clan dei Casalesi.
L’indagine ha rivelato che un gruppo di imprenditori, con base in provincia di Caserta, operava sistematicamente nella commissione di reati tributari. Utilizzando una società di gestione e smaltimento di rifiuti formalmente intestata a un “prestanome”, ma effettivamente riconducibile a una compagine familiare legata ai Casalesi, il gruppo riciclava ingenti flussi finanziari provenienti da attività illecite. Nonostante l’impresa avesse precedentemente ricevuto provvedimenti di interdittiva antimafia, essa aveva continuato ad operare attraverso nuovi affiliati, garantendo al clan la gestione della sua articolazione imprenditoriale.
Durante le indagini è emerso che la società di smaltimento rifiuti avrebbe fatto uso di numerose fatture per operazioni inesistenti, creando costi fittizi e contemporaneamente facendo uscire gli utili aziendali attraverso un complesso sistema di riciclaggio. Soggetti con ruoli specifici avrebbero manipolato le movimentazioni finanziarie, connesse a fatturazioni per operazioni mai effettuate, emesse da società di comodo o cartiere. Questo processo aveva lo scopo di far confluire denaro su conti correnti bancari e postali, successivamente trasferito anche all’estero (in Bulgaria, Regno Unito, Polonia, Germania, Belgio, Lituania) o prelevato in contanti, rendendo difficile risalire alla destinazione finale.
I due principali organizzatori dell’attività sono stati posti in custodia cautelare in carcere, mentre gli altri sei indagati sono stati sottoposti agli arresti domiciliari. Su richiesta della Dda, il gip ha disposto il sequestro preventivo, anche per equivalente, di disponibilità finanziarie, beni mobili e immobili, per oltre 11 milioni di euro, oltre alla totalità delle quote di partecipazione al capitale sociale e dei complessi aziendali di sei società coinvolte.
I nomi degli arrestati
- A.C, 38enne;
- L.A.I., 49enne.
Ai domiciliari
- G.M., 49enne di Pastorano;
- E.C., 59enne di Casal di Principe;
- N.F., 69enne di San Marcellino;
- N.I., 79enne di Calvi Risorta
- A.R., 34enne di Casal di Principe;
- S.D.C, 68enne di Casal di Principe
Nel corso dell’operazione delle fiamme gialle il sequestro preventivo, anche per equivalente, di disponibilità finanziarie, beni mobili e immobili, per oltre 11 milioni di euro. Sotto chiave sono finiti anche orologi (tra cui Rolex e Cartier) e auto di lusso (tra cui Audi, Lamborghini e Ferrari). Sotto sequestro anche la totalità delle quote di partecipazione al capitale sociale e dei complessi aziendali di sei società.