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Home Italia

Diabete, arriva un nuovo test ‘rapido’ per diagnosticarlo almeno 2 anni prima

Determinante il contributo della ricerca italiana all’introduzione di questi nuovi criteri che, per la Società di Medicina Interna, permetteranno di intercettare e trattare più tempestivamente i pazienti

redazione di redazione
12 Marzo 2024
in Italia, Salute e Benessere, Scienza

Fare una diagnosi precocissima, almeno due anni prima rispetto ai test attuali, del diabete e del pre-diabete, oggi è possibile. Una novità a cui ha dato un notevole contributo la ricerca italiana, in particolare con il gruppo della Medicina interna dell’Università ‘Magna Graecia’ di Catanzaro e dell’Azienda ospedaliero universitaria Sant’Andrea-Sapienza università di Roma. L’hanno già battezzata la ‘mini-curva’ da carico di glucosio e consente di individuare la malattia, e i primi segni.

–

Per questo, l’IDF (International Diabetes Federation), la federazione mondiale che include tutte le società di diabetologia internazionali e le associazioni delle persone con diabete, ha deciso di proporla come nuovo criterio diagnostico per il pre-diabete e il diabete, basandosi sulla glicemia alla prima ora della curva da carico di glucosio.

Giorgio Sesti, professore ordinario di Medicina Interna alla Sapienza Università di Roma e presidente della Simi, commenta che. “I nuovi criteri diagnostici alla prima ora della curva da carico consentono di individuare precocemente i soggetti ad aumentato rischio di diabete o già diabetici, che sfuggono a questa diagnosi con gli attuali criteri diagnostici”. Inoltre, Sesti spiega che, con il nuovo test, “sarà possibile formulare la diagnosi di diabete e di prediabete attraverso una mini-curva da carico glucidico di appena un’ora (anziché le due ore attuali). Ma soprattutto, consentirà di intercettare una serie di soggetti che i criteri attuali non permettono di individuare né come pre-diabetici, né come diabetici”

Il professor Sesti sottolinea inoltre che, “la mini-curva rappresenta un metodo più pratico e sensibile per ‘catturare’ un maggior numero di soggetti a rischio e di riconoscere più precocemente i soggetti con diabete già conclamato. Diagnosticare più precocemente il rischio di sviluppare il diabete o il diabete stesso, consente di mettere in atto più tempestivamente una serie di misure preventive riguardanti lo stile di vita o farmacologiche, che aiutano a prevenire la progressione verso il diabete franco e a contenere i danni”.

Attualmente nel mondo un adulto (20-79 anni) su dieci convive con il diabete (540 milioni di persone); secondo le proiezioni dell’IDF entro il 2045 questo dato passerà a uno su otto.

Tags: diabeteprimopiano
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