È stato appurato, da tempo ormai, che il virus non fa sconti d’età. Certo, ci sono fasce che, per questioni anagrafiche e fisiche sono più soggette all’infezione, ma è chiaro a tutti, dopo ormai due mesi, che non ci sono immuni. Il virus, infatti, colpisce anche i bambini e gli adolescenti. Ci sono dei dati, però, che mostrano come la fascia di popolazione che va da 0 a 18 anni sia la meno colpita dal virus, abbia la minor quantità di sintomi e un bisogno ridotto di ricoveri in ospedale. A mostrare il diverso percorso che la malattia ha nei più piccoli, ci sono testimonianze di guarigioni, come successo per la piccolissima neonata di soli 3 mesi che, dopo alcuni giorni di apprensione, è guarita dal Coronavirus.
L’Istituto superiore di Sanità, dati alla mano, ha fatto sapere che fino al 10 aprile i casi di contagio nella fascia d’età 0-18 anni, sono stati poco più di 2mila. Nel segmento che va dai 12 ai 18, si nota la maggior incidenza del virus, mentre è più bassa nelle altre fasce da 0 agli 11 anni. I pediatri, però, sostengono che la percentuale di bambini e adolescenti affetti da Covid-19 sia molto più alta, ipotesi che ha un suo fondamento nell’asintomaticità di parecchi di loro. Se non sono asintomatici, i segni del virus sono comunque pochi e lievi, e spariscono dopo pochi giorni. Certo, c’è anche da dire che questa poca incidenza del virus potrebbe corrispondere al numero esiguo di tamponi eseguiti su questa fascia d’età, proprio perché asintomatici o paucisintomatici, cioè con pochi sintomi. A volte, succede che bambini debbano effettuare un tampone, ma poi, a causa di alcuni ritardi nelle decisioni da parte dei dipartimenti di prevenzione, l’ok arrivi dopo qualche giorno, quando i sintomi sono ormai passati. A quel punto spesso si decide di non sottoporli al test.

