Oggi 25 novembre l’Italia si unisce contro la violenza sulle donne: L’Arma dei Carabinieri in prima linea
L’evento, celebrato il 25 novembre di ogni anno, mira a promuovere azioni concrete per porre fine a questa epidemia silenziosa, che va oltre la violenza fisica, includendo anche quella psicologica
Oggi si celebra la Giornata Internazionale contro la Violenza sulle Donne, un appuntamento che invita alla riflessione e all’azione contro un fenomeno che continua a colpire milioni di donne in tutto il mondo. In Italia, da Nord a Sud, sono previste mobilitazioni e iniziative per sensibilizzare l’opinione pubblica sulle molteplici forme di violenza, e per richiamare l’attenzione sull’urgenza di interventi concreti per porre fine a questa epidemia silenziosa, che va oltre la violenza fisica, includendo anche quella psicologica. La giornata di oggi è anche un momento di bilanci e numeri. Dati che pesano come macigni e che ogni anno ricordano quanto la violenza di genere sia un fenomeno radicato all’interno della società e che difficilmente si riesce a estirpare. Spesso si tratta di violenze perpetrate in un clima di impunità, alimentato dalla paura di ritorsioni, dalla vergogna o dal trauma che impedisce alle vittime di denunciare.
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All’uopo, l’Arma dei Carabinieri ribadisce il suo impegno nella lotta contro questo fenomeno che colpisce ancora troppe donne in Italia. Con una serie di iniziative a livello nazionale, l’Istituzione rafforza il messaggio di condanna contro ogni forma di abuso. Tra le attività proposte, attraverso una campagna di comunicazione articolata su diversi fronti, l’Arma si propone di:
Diffondere consapevolezza, tramite locandine, video social e spot come quello con Carlo Conti, invitando le donne a “fare il primo passo” denunciando gli abusi. Questi strumenti sono accompagnati da iniziative locali che coinvolgono scuole e comunità, con l’obiettivo di promuovere il rispetto e l’uguaglianza di genere, contrastando retaggi culturali discriminanti.
Rafforzare la fiducia nelle istituzioni promuovendo strumenti innovativi. Le caserme dell’Arma si trasformano in “porte della speranza”. Dal 2015, in collaborazione con Soroptimist International, sono state realizzate, grazie al progetto “Una stanza tutta per sé, oltre 200 “stanze dedicate” all’interno delle caserme, spazi accoglienti dove le vittime possono denunciare in un ambiente protetto e riservato. A questi si aggiunge il sistema “Mobile Angel”, un dispositivo tecnologico integrato in uno smartwatch, progettato per inviare allarmi in caso di emergenza, garantendo protezione e tempestività di intervento. Inoltre, il sito ufficiale dell’Arma offre uno spazio dedicato al “Codice Rosso”, contenente informazioni utili e un test per individuare situazioni di violenza nascosta.
Formazione e azioni sul campo. L’Arma investe costantemente nella formazione dei suoi operatori, collaborando con scuole e comunità locali per favorire una visione rispettosa e paritaria della donna. Gli incontri informativi e il coinvolgimento di giovani sono parte integrante della prevenzione. Dal 2009, l’Arma ha istituito la Sezione Atti Persecutori e, dal 2014, una rete di monitoraggio nazionale per la violenza di genere. Con corsi specializzati e l’apporto di psicologi, l’Arma forma personale capace di, identificare i “reati spia” come maltrattamenti e atti persecutori, spesso precursori di femminicidi e offrire un supporto adeguato alle vittime durante il percorso di denuncia e oltre.
I numeri dell’impegno
Nel 2023, rispetto al 2022, i delitti perseguiti dall’Arma con riferimento al Codice Rosso sono passati da 54.062 a 55.374 confermando la prevalente percentuale di quelli denunciati presso le Stazioni Carabinieri. In riferimento ai primi dieci mesi del 2024, i Carabinieri hanno perseguito 46.317 reati nell’ambito del Codice Rosso,arrestando quasi 8.000 persone. Sul piano investigativo – repressivo, l’attività di contrasto istituzionale condotta dall’Arma è risultata particolarmente significativa. Infatti, lo scorso anno – per quanto attiene al Codice Rosso – sono state tratte in arresto 7.644 persone rispetto ai 7.111 arresti del 2022.
Rivolgendo lo sguardo al futuro, l’Arma intende confermare il proprio contributo nella prevenzione e nel contrasto del fenomeno, ben consapevole delle difficoltà di intercettare in anticipo – a differenza di molte altre fattispecie di reato – i singoli episodi delittuosi, posto che si manifestano nella loro gravità e vengono denunciati dopo molto tempo rispetto all’inizio delle condotte vessatorie, in una fase già critica per l’integrità fisica e la sicurezza delle vittime. Questi dati evidenziano un’intensificazione dell’attività repressiva e preventiva, indispensabile in un contesto dove la violenza si manifesta spesso in ambito familiare o affettivo.
Un fenomeno culturale da estirpare
La violenza di genere non è solo un problema legale ma anche culturale. Per combatterla, l’Arma sottolinea la necessità di un cambiamento profondo nelle mentalità e negli atteggiamenti, attraverso educazione e sensibilizzazione. Con queste iniziative, i Carabinieri confermano il loro ruolo centrale nella lotta contro la violenza sulle donne, ribadendo che il sostegno alle vittime e la prevenzione del fenomeno restano una priorità per il futuro.
La storia dietro la giornata
La scelta della data del 25 novembre non è casuale ma commemora il brutale assassinio delle tre sorelle Mirabal, attiviste politiche della Repubblica Dominicana stuprate e massacrate proprio il 25 novembre del 1960. Questo tragico evento ha catalizzato l’attenzione sulla violenza di genere, portando alla creazione di una giornata dedicata alla consapevolezza e alla mobilitazione della società civile, e dunque non soltanto del genere femminile. Le sorelle Mirabal, Patria, Minerva e Maria Teresa, soprannominate “Las Mariposas” (le Farfalle), osarono sfidare il regime dittatoriale di Rafael Leonidas Trujillo, incarnando una forma di dissidenza femminile che sfidava apertamente il maschilismo del tempo. Il loro omicidio sconvolse il paese e contribuì alla caduta della dittatura. La jeep su cui viaggiavano le tre donne rimase vittima di un’imboscata: vennero bastonate, uccise, e i loro corpi rimessi sull’auto che fu lanciata in un fosso per far credere che la loro morte fosse stata soltanto un’incidente. Ecco come nasce la celebrazione del 25 novembre: la Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, istituita dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite nel 1999, ricorda la morte violenta delle tre Mariposas. Nella risoluzione dell’Onu è scritto oggi che per violenza contro le donne s’intende “qualsiasi atto di violenza di genere che si traduca o possa provocare danni o sofferenze fisiche, sessuali o psicologiche alle donne, comprese le minacce di tali atti, la coercizione o privazione arbitraria della libertà, sia che avvengano nella vita pubblica che in quella privata”
Simboli e colori
In Italia, il colore fucsia rappresenta il movimento femminista e transfemminista “Non Una di Meno”, nato nel 2016, che combatte contro il patriarcato e la violenza di genere. Il rosso, invece, resta un simbolo universale della violenza sulle donne, incarnato dalle scarpe rosse ideate dall’artista messicana Elina Chauvet nel 2009. Quelle scarpe, disposte in piazza come segno di denuncia, ricordano le vittime dei femminicidi e rendono tangibile l’assenza delle donne uccise. Il rosso è anche il colore delle panchine commemorative e di ogni gesto visibile che grida “basta” alla violenza.
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